Dal commercio che scompare al turismo che cresce senza ricadute locali, dalle Zone Franche per l’Artigianato alle “Zone Zero Alcol”: un piano organico che verrà consegnato al Sindaco al Tavolo di domani a Palazzo di Città
Un territorio dove il commercio perde il 22,8% dei negozi in un decennio, ma il turismo cresce del 14%. Dove 34.810 persone sono disoccupate nel solo capoluogo, ma l’artigianato non riesce a trovare il 60% delle figure professionali di cui ha bisogno. Dove i giovani fuggono — 105° posto su 107 province per qualità della vita — e le leggi regionali per il rilancio restano inapplicate. È la fotografia di Taranto che emerge dal documento di 11 pagine e 16 proposte operative consegnato al Sindaco da cinque Associazioni di categoria — Confapi (pres. Fabio Greco), Casartigiani (segr. gen. Stefano Castronuovo), Confesercenti Casaimpresa (pres. Francesca Intermite), Unsic (pres. Raffaele Falcicchio) e U.P.A.L.A.P. (pres. Giorgio Guacci) — in vista del Tavolo per lo Sviluppo del Territorio del 30 marzo 2026.
COMMERCIO: IL CENTRO SI SVUOTA
Le associazioni chiedono: un piano organico di rilancio delle aree commerciali e dei mercati cittadini, con
riqualificazione degli spazi pubblici, miglioramento dell’arredo urbano e revisione della
viabilità e della sosta; la piena attuazione del Documento Strategico del Commercio, approvato dal Comune ma rimasto in larga parte sulla carta; l’adozione di una fiscalità di vantaggio per il centro storico: esenzione totale o parziale da
IMU, TARI, TOSAP e imposta di pubblicità per almeno 5 anni a favore di chi avvia o trasferisce attività nel Borgo, nella Città Vecchia e nell’Isola; canoni concordati per i fitti commerciali nel centro storico (riduzione del 20-25%), registro dei locali sfitti, garanzia comunale per i giovani under-35 e maggiorazione IMU sugli immobili commerciali vuoti da oltre 24 mesi; la creazione della piattaforma digitale “Taranto Shopping” e un Voucher Digitale da 1.000-3.000 euro per e-commerce, siti web e social media delle piccole attività.
TURISMO: 444.000 ARRIVI (+12%), MA IL TERRITORIO NON INCASSA. “SERVE UN PIANO STRATEGICO”
Il paradosso tarantino emerge con forza dal fronte turistico. Secondo i dati dell’Osservatorio regionale presentati alla BIT di Milano, la provincia jonica ha chiuso il 2025 con 444.417 arrivi (+12%) e 1.653.178 presenze (+14%), crescendo più di Lecce e Brindisi in termini percentuali e confermandosi tra le province più dinamiche della Puglia. La permanenza media è di 3,7 giorni, con una componente estera in crescita (31% degli arrivi). Il Sentiment Index provinciale raggiunge 87,1 su 100, segnale di una percezione positiva da parte dei visitatori. Eppure — denunciano le Associazioni — questi flussi non si traducono in ricadute economiche diffuse per il commercio, i pubblici esercizi e l’artigianato cittadino. La tariffa media delle strutture ricettive è di appena 100,1 euro (contro i 131,7 di Brindisi e i 119,7 di Bari): il territorio non riesce a trasformare la domanda in valore economico. A questo si aggiungono le carenze nei trasporti, nelle infrastrutture di accoglienza e nella promozione coordinata della destinazione. Il documento chiede la predisposizione di un Piano Strategico del Turismo che colleghi accoglienza, fruizione urbana, qualità dello spazio pubblico e sistema economico locale, trasformando i visitatori in clienti delle botteghe, dei ristoranti e delle imprese artigiane; una destinazione coerente dell’imposta di soggiorno: le entrate devono finanziare interventi di valorizzazione turistica e un “Fondo Comunale per il Centro Storico”, non confluire genericamente nel bilancio corrente; l’integrazione della Taranto Card turistica con le attività commerciali e artigianali, offrendo sconti e itinerari dedicati ai visitatori che acquistano presso le botteghe locali; in vista dei Giochi del Mediterraneo (21 agosto – 3 settembre 2026): pacchetti turistici integrati sport-cultura-artigianato-enogastronomia, un “Villaggio dell’Artigianato” con stand delle eccellenze locali e un Albo delle imprese per sub-appalti e forniture; la promozione di un programma annuale di “Botteghe Aperte” che metta in rete artigianato, turismo e commercio con itinerari guidati tra le botteghe del territorio. «Taranto cresce nel turismo ma non ne beneficia — af ermano le Associazioni —. I visitatori arrivano, ma il centro si svuota di negozi. Se non si collegano i flussi turistici al tessuto commerciale e artigianale, la crescita resta un numero su una slide, non un’opportunità per le famiglie e le imprese tarantine.»
I NUMERI DELLA CRISI OCCUPAZIONALE E GIOVANILE Il documento si fonda su dati dei Centri per l’impiego aggiornati al 31 gennaio 2026: nel solo Comune di Taranto 34.810 disoccupati e 8.826 inoccupati, a fronte di 42.660 occupati. In provincia i disoccupati salgono a 96.403. Taranto detiene il tasso di disoccupazione più alto della Puglia (17,5%) e il tasso di occupazione più basso (39,7%). La disoccupazione giovanile è al 28% (media nazionale 12%), solo il 17,9% dei 25-39enni è laureato (vs 28%), solo il 9% dei contratti diventa indeterminato (vs 13%) e i NEET superano il 20%. Le proposte: “Bonus Giovani Imprenditori” con esenzione triennale TARI per under-35, programma di apprendistato “Maestri e Allievi” con le botteghe storiche, tirocini retribuiti per NEET e incubatori d’impresa in edifici pubblici recuperati.
ARTIGIANATO: CHIESTE LE ZONE FRANCHE PREVISTE DALLA L.R. 7/2023
Mentre l’artigianato pugliese cresce di 2.500 imprese, Taranto avanza di appena lo 0,35%, con aumento delle richieste di cassa integrazione. Il 60% delle imprese non trova candidati, il 32% li giudica inadeguati. «Le serrande abbassate rappresentano tasse che non verranno pagate, posti di lavoro persi e sogni che svaniscono», denunciano le Associazioni. La richiesta più forte è l’attivazione delle “Zone Franche per l’Artigianato” previste dall’art. 18 della L.R. Puglia 7/2023 — una legge considerata tra le più avanzate d’Italia ma ancora largamente inapplicata: il termine di 180 giorni per l’atto di Giunta regionale è scaduto da oltre due anni. Le zone individuate: Città Vecchia, Borgo Antico, Tamburi. Si chiede inoltre la creazione di “Piazze dell’Artigianato”, l’attivazione dei “Maestri Artigiani” e delle “Botteghe Scuola” (L.R. 26/2018) e un Distretto Urbano con esenzioni fiscali.
“ZONE ZERO ALCOL”: BASTA PENALIZZARE I LOCALI, SI SANZIONI CHI BEVE PER STRADA
Le Associazioni propongono l’adozione del modello “Zone Zero Alcol” di Treviso: ordinanze che sanzionano il consumatore (100-500 euro) che beve alcolici nelle aree pubbliche, non l’esercente che già sopporta una TARI tra le più alte d’Italia. I locali regolari possono continuare a servire nei propri spazi e plateatici senza alcuna restrizione. Le zone prioritarie: Borgo, Città Vecchia, lungomare, stazione, aree dei Giochi del Mediterraneo. «Si introducono restrizioni per contrastare una movida che a Taranto non esiste quasi più. I problemi legati ai rifiuti o agli schiamazzi non possono essere scaricati sulle imprese» — denunciano le Associazioni, chiedendo la contestuale revisione di tutte le ordinanze generalizzate anti-esercenti.
CENTRO STORICO: RIFORMA DEL REGOLAMENTO IGIENE DEL 1998 E INCENTIVI ALL’INSEDIAMENTO Il Regolamento Comunale di Igiene e Sanità Pubblica risale al 1998 — quasi 28 anni fa — e rende impossibile ottenere i nulla osta per centinaia di locali nel centro storico a causa di requisiti pensati per edifici moderni (altezze, aerazione, superfici). Le Associazioni chiedono deroghe specifiche: altezza minima a 2,70 m, ventilazione meccanica controllata in sostituzione dell’aerazione naturale, parere preventivo gratuito dell’ASL e conferenza dei servizi semplificata.


