La cassa sarà per un anno in tutti i siti, eccetto nella città ionica dove durerà sino al 19 giugno per essere poi sostituita dalla cassa in deroga che l’azienda dovrà attivare
Si mantiene attorno alle 2mila unità la quota di personale diretto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, che è in cassa integrazione straordinaria a Taranto. Lo ha detto oggi pomeriggio l’azienda incontrando i sindacati per un punto di situazione dopo l’accordo di fine marzo al ministero del Lavoro che ha previsto la cassa straordinaria per 3.000 dipendenti del gruppo di cui 2.500 a Taranto. La cassa sarà per un anno in tutti i siti, eccetto Taranto dove durerà sino al 19 giugno per essere poi sostituita dalla cassa in deroga che l’azienda dovrà attivare. Rispetto ad una quota di 2.500 cassintegrati, le prime tre settimane di cassa straordinaria post accordo al ministero, vedono circa 500 unità in meno rispetto al previsto. L’accordo al ministero è stato firmato dall’azienda e solo da alcune sigle sindacali: Fim Cisl, Fiom Cgil, Ugl e Fismic. Contrari all’intesa, e non hanno firmato, Uilm e Usb. Intanto sulle prospettive di Acciaierie d’Italia “quei 680 milioni non sono stati affatto un regalo ad Arcelor Mittal ed è chiaro che l’azienda dovrà fornire una precisa indicazione di quello che sarà il piano industriale, compresi gli investimenti previsti”. Lo afferma Dario Iaia, deputato di FdI, dopo l’intervento finanziario di Invitalia (Mef) su AdI e le dichiarazioni di ieri del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha sollecitato ad Acciaierie risposte su investimenti e piano industriale. Per Iaia, “il faro del governo, come ha dimostrato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso è puntato sull’ex-Ilva e soprattutto, sul suo futuro. La trasformazione di questo siderurgico in chiave green è un fattore imprescindibile che passa anche attraverso l’impegno del privato”. “Bene ha fatto perciò Urso – conclude Iaia – a rimarcare che se qualcuno non intende seguire la linea dettata dallo Stato, allora faccia un passo indietro perchè l’acciaieria e soprattutto i lavoratori non possono patire le conseguenze di incertezze o cambi di passo”. (Agi)


