La libreria situata in via Nitti abbassa la saracinesca. Una decisione sofferta e agevolata da una crisi generalizzata, e da una certa incuria politica
di Paola Fornaro
Chiude i battenti la libreria Ubik di Taranto. Una notizia nell’aria, ma che ci auguravamo non trovasse conferma. Sono stati gli stessi gestori del punto vendita di via Nitti 27, Mauro, Daniela e Francesco a restituire una dichiarazione ufficiale dalle pagine di Facebook: “Cari lettori, la nostra avventura si conclude. – scrivono – Vi lasciamo con un ultimo consiglio da Squilibrai : leggete più che potete e affidatevi ai librai e non agli algoritmi. Ringraziamo gli innumerevoli compagni di questo bellissimo viaggio“.
Un triste epilogo per la comunità che perde un presidio culturale e un riferimento per i cittadini. Nei mesi scorsi in un’intervista rilasciata a Cosmopolis la stessa libraia Daniela D’Oronzo aveva espresso perplessità per la paventata apertura di una “Feltrinelli” proprio nella storica sede di “Lord”, (altra attività vittima della crisi).
“Da parte nostra combatteremo – ebbe a dire nell’occasione la D’Oronzo – Aprire una libreria è un atto coraggioso e sconsigliatissimo dal punto di vista economico. L’unica ragione che ci muove è la passione. Continueremo a garantire la nostra offerta libraia, caratterizzata da scelte editoriali spesso indipendenti e dalle iniziative culturali, numerose in questi anni e apprezzate dal nostro pubblico di lettori”.
Malgrado i buoni proponimenti e gli sforzi congiunti, la libreria non vedrà più la luce. A mortificare le attività l’inverno economico post Covid, una parabola sfortunata che ha afflitto numerose aziende e imprese nel nostro Paese, e nel Sud Italia. La città di Taranto ha risentito in modo particolare del contraccolpo avendo visto sul territorio sin troppi esercizi commerciali, anche storici, abbassare le proprie saracinesche.
Ma il tracollo giunge da lontano, da una scarsa attitudine del popolo italiano alla lettura e all’acquisto di libri. Secondo L’AIE (Associazione Italiana Editori) parlando dello stato di salute del settore, nel 2022 è stata registrata una flessione nella vendita di libri rispetto al 2021. Nella fattispecie sono state vendute 112,6 milioni di copie, -2,4% rispetto al 2021.
Un trend che non premia l’impegno di molti librai coraggiosi, in trincea da tempo per restituirsi fucine culturali oltre che roccaforti contro il fast food mediatico. “Perdiamo un presidio culturale, perdiamo una dinamica attività commerciale nel cuore della nostra città. – il commento del consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio – E’ un giorno triste per una comunità che faticosamente sta provando a cambiare il suo volto, ma che deve fare i conti con il progressivo svuotamento del Borgo” .
In realtà la chiusura di una libreria resta un evento luttuoso, perchè ad evaporare ogni volta, è l’anima di una città, la sua identità, il suo afflato culturale, le sue ambizioni, la sua volontà ad evolversi. E’ un mondo in cammino che sembra arretrare un po’, votato ad accusare un malessere che un certo vuoto determina e che stenta ad essere sanato.
E’ desolante constatare che le istituzioni non riconoscano (nei fatti) il valore di queste attività, in grado di trasfondere ben oltre le pagine di un libro, il loro potenziale, sostanziando una certa forma di assenteismo, di ignavia politica. Ci aspetteremmo al contrario un impegno strutturato, un’azione corale, nel salvarle dal fallimento, che è un po’ una disfatta collettiva, invece colano a picco raggranellando assieme allo stupore generale, una bieca rassegnazione.



