L’associazione critica il mancato confronto con le aziende dell’indotto durante la visita del ministro. Chiesto un incontro urgente su crediti, occupazione e futuro dello stabilimento
“La visita del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a Taranto per l’inaugurazione di un impianto Vestas avrebbe potuto rappresentare un’occasione significativa per affrontare uno dei nodi industriali più critici del Paese: la crisi dello stabilimento siderurgico ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. Così non è stato.” Così in una nota gli esponenti di Aigi Taranto.
“Il Ministro ha attraversato la città senza rivolgere una sola parola alla questione ex Ilva e, soprattutto, senza incontrare i rappresentanti delle imprese dell’indotto. Un’assenza che Aigi non può accettare in silenzio. – Sottolineano – Una ennesima passerella per raccontare Taranto come città dei mille annunci, dei mille convegni, che alla fine non sortiscono alcun risultato tangibile.
Se è vero che la fabbrica è strategica per il futuro del Made in Italy, le aziende associate ad Aigi non sono soggetti marginali della crisi siderurgica: sono il presidio operativo che, ogni giorno, con risorse proprie, sacrifici economici concreti e un’ostinazione che ha del temerario, tiene in piedi uno stabilimento che — senza il loro apporto — sarebbe già irrimediabilmente compromesso. Sono queste imprese che suppliscono alle carenze gestionali, garantiscono la continuità degli impianti e, di fatto, mantengono in vita un asset industriale strategico per l’intero Paese. – Si legge nella nota – Eppure queste realtà produttive continuano ad attendere invano risposte: sui crediti insoluti accumulati, sulle garanzie per i lavoratori impiegati nell’indotto, su una prospettiva industriale credibile che giustifichi il coraggio — e il rischio — di chi ha scelto di non abbandonare la scena.
Ignorare questi soggetti non è soltanto un atto di ingratitudine istituzionale: è un errore politico e industriale di proporzioni rilevanti. Le promesse reiterate del Governo hanno, finora, sostenuto la tenuta morale e operativa di queste aziende. Ma la fiducia si alimenta con i fatti, non con l’indifferenza.
Aigi chiede al Governo: un incontro urgente con chi possiede ufficialmente la titolarità di questo dossier unitamente ai soggetti competenti per la gestione della crisi;risposte concrete sui crediti vantati dalle imprese dell’indotto nei confronti di Acciaierie d’Italia;una visione industriale chiara e condivisa sul futuro dello stabilimento, che tuteli occupazione, imprese e territorio. – Sottolineano gli esponenti di Aigi – Taranto, è bene che si sappia, non è una tappa di un tour inaugurale. È una ferita aperta che esige risposte, non silenzi. In caso contrario, perdurando questa situazione di stallo, di ambiguità permanente, non ci resterà che scendere in piazza. Di portare tra la gente la nostra protesta. Di chiedere un coinvolgimento ampio. Chiamatelo pure sciopero. – Concludono – Le aziende scioperano quando i diritti sembrano abitare, ormai, altrove.”



