Va, neanche tanto lentamente, disperdendosi un’opportunità di progresso per il Mezzogiorno. Manca una visione (Max Weber consiglierebbe di cercarla al cinema!). Manchiamo di una classe dirigente degna di questo nome. Destra o sinistra cambia poco alla fine
Sulla Zes unica, sulle Zone economiche speciali, manca una visione d’insieme. Da parte del Governo. Per evidenti colpe di un’opposizione più populista che riformista. Max Weber auspicherebbe di cercarla al cinema. La visione, intendiamo. Una strategia complessiva. Un’idea non schiava di pensieri passeggeri. E di congiunture del momento. “Il persistente e consistente differenziale di produttività delle imprese del Sud, a pari dimensioni e settori di operatività, deriva in misura decisiva, da macroscopiche diseconomie esterne, ben radicate nel territorio ed imputabili a storiche carenze e inefficienze istituzionali. Non è azzardato dire che se i circa 10 miliardi, sostanzialmente di spesa corrente, della decontribuzione fossero efficientemente dedicati ogni anno a colmare gap infrastrutturali materiali e immateriali utili a ridurre quelle diseconomie esterne, il dilemma tra assistenza e sviluppo sarebbe molto meno condizionante”. Dice bene il presidente della Svimez, Adriano Giannola. E, nell’alveo di questo dilemma economico, di questa spazio di significato politico, che le Zes avrebbero dovuto offrire risposte. Accompagnare un percorso di crescita. Ridurre differenziali territoriali che mal si coniugano con un Paese che si suole, ancora, definire unito ed unitario.
Filiere produttive come l’Agroindustria, il Turismo, l’Elettronica e l’ICT, l’Automotive, il Made in Italy, la Chimica e la farmaceutica, il Navale e la cantieristica, l’Aerospazio e il Ferroviario dovrebbero progredire grazie ad un’intelligente gestione delle Zone Economiche speciali. Ma, di condizionale in condizionale, questa storia di verbi senza sostantivi, rischia di rivelarsi una carta senza valore. Una moneta di ferro grezzo. La realizzazione della Zes unica deve accortamente far leva sul patrimonio delle otto Zes “in purezza” (copyright di Giannola) oggi nel limbo. Zes e Zls del Centro-Nord sono i capisaldi per attrezzarsi a cogliere e non sprecare l’enorme potenzialità di rendita posizionale del Paese aperta dalla doppia transizione verso gli obiettivi 2030 e 2050. Le Zes in purezza sono fondamentali poli dai quali avviare dal Sud una reazione a catena che consenta al bene posizionale Italia di attingere alla rendita mediterranea. L’evidente spazio per articolare una strategia di sistema impone di concentrare strategie, interventi e risorse che vedano il protagonismo del sistema dei porti e retro-porti, attrezzati e fortemente favoriti dai privilegi di Zone Doganali Intercluse – al momento sostanzialmente inesistenti – che chiamano in causa il coordinamento strategico del sistema delle Autorità Portuali. Le condizioni per ben sperare ci sono tutte. Manca tutto il resto. A cominciare dalla visione che si farebbe fatica, con l’attuale classe dirigente, a ricercare persino al cinema.