L’Ilva e il PD: due debolezze che s’incontrano. La posizione della direzione provinciale sul destino del siderurgico. Quella del consigliere comunale, Luca Contrario. Valori divergenti. Le considerazioni di Massimo Cacciari sull’ex partitone rosso
L’Ilva mette a nudo, svela le debolezze del PD. I suoi equivoci programmatici. La propria inadeguatezza riformista. A Roma spingono per una soluzione produttiva purchessia. Per il lavoro (che non c’è) cinghia di trasmissione – e collante ideologico – tra il partito di Schlein e la CGIL di Landini. A Bari va in scena la soluzione pugliese per un siderurgico green: la Decar(o)bonizzazione. A Taranto, città che si sottopone con risultati deludenti alle prove ilvalsi, le posizioni del partito ricordano Azzurro, la canzone interpretata da Celentano: “Il treno dei desideri/Nei miei pensieri all’incontrario va”. La direzione provinciale dice una cosa. Il circolo cittadino “Fratelli Cervi”, commissariato da mesi, afferma altro. La politica dei Sinonimi e Contrari(o).
L’Ilva divide. Destruttura. Insinua il dubbio. Divenendo cartina di tornasole delle profonde lacerazioni che attraversano il maggior partito della sinistra italiana. Una forza politica che non convince mai del tutto. Indefinita. Un po’ zuppa, un po’ pan bagnato. Chi è per la chiusura dell’area a caldo può continuare a coesistere con il suo partito che, sul medesimo tema, dice altro? Farne ancora parte? Il pluralismo, la dialettica all’interno di una forza politica è altra cosa dalle divergenze valoriali. Da una differente impostazione etica e programmatica. Le decisioni ultime, in grado di segnare il destino di una comunità, non prevedono scelte di comodo. Soluzioni pasticciate.
Il movimentismo del consigliere Contrario, che strizza l’occhio alla piazza restandosene seduto nel Palazzo, è inconciliabile con l’ala governativa dei Democratici. Una “strada diversa” conduce ad itinerari diversi. Cambia l’approdo. “Il PD è un soggetto politico mai nato. Privo di un’anima, di una strategia comune, ridotto ad un insieme di componenti e frammenti di vecchi partiti tenuti insieme soltanto dalla gestione del potere”. Difficile, questa volta, non rivedersi nelle considerazioni di Massimo Cacciari.


