Le prossime Regionali, il caso Ilva, manchiamo della chiarezza dei riformisti. Del coraggio di una certa prassi di governo. Senza riforme, la politica diviene debole. Luogo contendibile da interessi altri
Manca il coraggio riformista alla politica italiana. La sua vocazione gradualista. Una sorta di rivoluzione gentile che attraversi le urgenze cogenti. Lo si vede a Roma, lo si percepisce a Taranto. Ricette ordinarie per stagioni straordinarie finiscono con l’infrangersi su muri di gomma, rimbalzando il nulla di fatto. L’inerzia urticante. Manca una cultura riformista anche nei comportamenti etici, mediamente posti in essere: avanzano i boiardi di Stato, indietreggia il merito. La ferra disciplina morale. Le istituzioni non sono un bivacco, spazi incustoditi per baldorie notturne. Essere riformisti significa anche questo: soppesare l’interesse particolare nella socialità delle opportunità. Il “noi” prima dell’”io” in questo gioco malsano di singolari che fregano i plurali. Senza riforme, la politica diviene debole; ancella di propositi altri. Luogo contendibile. Spazio da occupare con passo sgraziato.
Il balletto sulla candidatura alle prossime Regionali è prassi riconosciuta – e riconoscibile – di questa involuzione civica. Una pagina stucchevole che peserà sull’esito finale, qualsiasi scelta dovesse compiersi. Governare è progetto più che soggetto. Programma prima che stratagemma. In caso contrario, diviene fiction. Pacchi aperti la sera in tv per cercare fortune personali. Libri che si vendono, ma non si leggono. “Vicino” perché si resti lontano, ognuno per i fatti suoi. La vicenda Ilva è testimonianza ulteriore della scomparsa di un sensibilità riformista. Del pragmatismo che azzeri linguaggi mistici e propositi fumosi. Del conoscere per deliberare, memori dell’insegnamento di Einaudi.
Si parla di de-carbonizzazione e approvvigionamenti energetici prossimi venturi come si parla del prosciutto da farsi affettare dal salumiere. Senza uno straccio di Piano industriale. Senza un arco temporale preciso. Uno studio economico dettagliato. Un ossimoro. La riproposizione della contraddizione in termini. Le leve dei nostri destini riposte nelle mani di scappati di casa. Rileggendo, in questi giorni, il bel saggio-romanzo di Ermanno Rea (L’ultima lezione), tornano alla mente le profetiche parole di Federico Caffè: “La solitudine del riformista è la solitudine di chi vuole cambiare il mondo senza doverlo necessariamente distruggere”.