L’opposizione nel Consiglio comunale di Taranto risulta non pervenuta. Siede a destra, rispetto ai banchi del governo, ma potrebbe tranquillamente spostarsi a sinistra. Alterato il corretto funzionamento democratico. Nella città delle confraternite, la sintesi è orfana dell’analisi
Mamma ho perso l’opposizione. La minoranza. Il governo ombra, seconda la formula anglosassone, dell’esecutivo Bitetti. Non parlano. Non denunciano. Non s’indignano. Sono in ferie i nipotini di Meloni e Salvini, in modalità silenziosa, dall’inizio della legislatura. Nell’aula consiliare siedono a destra, rispetto ai banchi della giunta. Ma, se si spostassero dall’altra parte, a sinistra, nessuno griderebbe allo scandalo. Sarebbe, anzi, del tutto normale considerati i comportamenti mediamente posti in essere nell’ultimo anno. Avanza l’indistinto sospetto nell’offerta politica cittadina. Un’omologazione perniciosa. L’uguale che si replica.
E’ come se la locale Amministrazione operasse indisturbata, senza effettivi controlli. Senza l’esercizio del dissenso. Senza quelle funzioni che caratterizzano – e denotano – una democrazia parlamentare. O, comunque, assembleare. Anche rispetto agli ultimi fatti, agli affidamenti diretti operati da Kyma Mobilità, alle società bocciate ieri e fatte rinascere oggi, perché possano essere premiate domani con lauti guadagni, la destra, il centro-destra, non profferisce parola. Nonostante l’imbarazzo sia palpabile, l’opportunità di certe prassi cozzi con la moralità pubblica, preferisce voltarsi dall’altra parte. Gira e ri-Gira, il canovaccio non subisce modifiche, il tram dei desideri non conosce soste. La maggioranza sceglie, l’opposizione accoglie. La maggioranza delibera, l’opposizione collabora; e la gente vocifera. Ben contenti, gli sconfitti alle scorse consultazioni amministrative, di non disturbare il manovratore, il sindaco che a parole dovrebbero invece incalzare.
Più che un’Amministrazione di sinistra, quella di stanza a Palazzo di Città somiglia ad un esecutivo monocolore (e monocorde). Di quelli che andavano di moda nel corso della Prima Repubblica. Con la DC che governava da sola, grazie all’astensione – o al supporto esterno – di altre forze politiche. Tacente aspetta (e spera) un incarico dalla Lega, dopo il Patto di San Basilio. Lazzaro registra video con l’onorevole Iaia: i due vestono alla stessa maniera, tanto che si fa fatica ormai a differenziare l’uno dall’altro. Vietri, quando non irrompe in perfetto stile british nelle librerie cittadine, riposto in soffitta il cartonato di Meloni, organizza pullman perché la premier si convinca che la Puglia non è solo i fischi di Taranto. E’ sintesi senza analisi la città delle confraternite. Un’ammucchiata informe. La sinistra? La destra? Non cambia niente alla fine.


