I Giochi consegnano a Taranto il rappresentante, il simbolo, che ricercavano invano da anni. Un legame destinato a durare nel prossimo futuro. Nonostante le invidie di una sinistra inconsistente. E di una destra insignificante. Ferrarese è stato un very normal people nella città delle promesse tradite e dei sogni negati
Un gigante tra i lillipuziani. Il vero, indiscusso vincitore dei XX Giochi del Mediterraneo. A dispetto di una politica che non figura nel medagliere. Molte chiacchiere e distintivo. Da sotto il selfie niente. Taranto ha il suo eroe olimpionico in chiave moderna; l’Atleta di Taranto arrivato da fuori Taranto. Lo “straniero” a sentire i commenti dei più, solo un paio di anni fa, dopo la nomina governativa. Siderale la distanza tra il commissario e tutti gli altri. Tra il commissario e il sindaco (i tarantini hanno applaudito il primo, omaggiandolo con uno striscione da stadio, e fischiato il secondo). Tra il commissario e i parlamentari jonici: di destra e di sinistra, non cambia niente in buona sostanza. Tra il commissario e la pletora dei consiglieri regionali.
I Giochi conclusisi ieri sera rivestono un significato metasportivo. Un’importanza che precede – e segue, attraversandolo – il grande evento internazionale. Perché ha legato – e lega – una comunità, come non avveniva da diverso tempo ormai, alla figura di un uomo: divenuto simbolo, riferimento, rappresentante nella città con deficit strutturali di rappresentanza. Ferrarese ha fatto il suo, in maniera diligente, pragmatica. E’ stato un very normal people nei luoghi delle promesse tradite, dei sogni negati, degli appuntamenti rinviati. Ha ragionato in grande nella città persuasa dal piccolo: in tutti i sensi.
Qualsiasi cosa dovesse voler fare in futuro, il legame tra Ferrarese e il popolo tarantino è destinato a durare. A non interrompersi. Dovrà fare attenzione, il commissario, alle invidie. Quelle degli uni e quelle degli altri. Quelle di un sinistra inconsistente; quelle di una destra insignificante. Di una politica allarmata all’idea di poter conservare il proprio seggio elettorale. Ma un capopopolo, se trovato all’improvviso, va oltre i Giochi. E’ tutto fuorché un gioco.


