domenica 3 Dicembre 23

Uno più bello dell’altro

Tra Calenda ed Emiliano scegliamo di non scegliere nessuno dei due. Tra un finto riformista e un vero populista si staglia il vuoto cosmico. E prende sempre più forma il buio a sinistra. Brevissima storia del progressismo italiano dalla scissione di Livorno in poi

 

Per la terza legge di Newton “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Per Calenda invece, che si considera assai più scienziato di Newton, più fisico di lui senza un gran fisico, la sua Azione non deve avere niente a che fare con Emiliano. Nessun ammiccamento. Nessuna strizzatina d’occhio. Altro che reazione uguale e contraria. Con un tweet inviato direttamente dai Parioli, Carletto – il re dei nostri – ha redarguito i suoi referenti in Puglia. E invitato loro a tenersi alla larga da Big Michele. Da colui, cioè, che viene considerato “il peggior governatore della storia recente del Paese”. Quanto i vari Massimo Cassano e Massimiliano Stellato staranno ad ascoltarlo c’interessa francamente poco. Se continueranno – o meno – a sedere in maggioranza è affare dall’interesse residuale. Il punto è semmai un altro. Un tantino più complesso – e controverso. Riguarda la litigiosità e gli odi che attraversano lo schieramento di sinistra nel nostro Paese. Sempre e comunque. Nonostante la pesante sconfitta subita lo scorso 25 settembre in occasione delle consultazioni per le Politiche. Nel progressismo italiano sottrazioni e divisioni attecchiscono più che addizioni e moltiplicazioni (dei pani e dei pesci). Dalla scissione di Livorno del 1921 in poi gli ex amici vengono considerati, a prescindere, peggiori dei nemici di sempre. Quelli ai quali augurare la peggior sorte possibile. Il Togliatti che definì Nenni un social fascista, consegnò nei fatti la sinistra tricolore al minoritarismo elettorale vita natural durante. La rinchiuse in un recinto del ‘vorrei ma non posso’. Nelle casematte del giudizio decadente. E pensare che lo chiamavano anche il ‘migliore’ uno così. Togliatti intendo. Il migliore dei peggiori, forse. La storia che è sempre contemporanea come ci ha insegnato Benedetto Croce, con il suo dispiegarsi ciclico, ama ripetersi. Con attori assai più scadenti. E schemi auto replicanti nonostante l’usura del tempo. Le baruffe a distanza tra Calenda ed Emiliano sono solo l’ennesimo tempo di una partita senza fine. Dal risultato scontato. E simile a quei contratti con collaboratori coordinati e continuativi. La novità che sa di vecchio. Non so se Emiliano sia davvero il peggior governatore della storia recente del Paese. Uno dei peggiori sicuramente si. Non si amministra con le leve del populismo la complessità dei nostri giorni. Sfoggiando un semplicismo scanzonato. Un certo moralismo confusionario. Emiliano è uomo di potere che digiuna con il progetto. Del riformismo di Calenda ho già scritto in passato. E’ moscio. Come il suo socialismo ingannevole, forgiatosi nel centro studi della Confindustria. Debole, insomma. Al di là del pur legittime pretese di un qualsiasi figlio di papà che si rispetti. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Ditelo ad Emiliano. Raccontatelo a Calenda. E all’arcipelago gulag nel quale la sinistra italiana riposa – con molti affanni – da sempre. 

 

 

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