giovedì 20 Giugno 24

Anatomia energetica

La transizione ecologica passa dal Mediterraneo, si concretizza nel Mezzogiorno. Breve considerazioni a margine della lettura dell’ultimo Rapporto Svimez

La transizione energetica passa dal mediterraneo. E, per quel che concerne l’Italia, dal suo Mezzogiorno. A stabilirlo è la logica che segue – o dovrebbe seguire – la storia dei luoghi. La loro cifra geopolitica. La ricchezza delle risorse naturali. Il Mediterraneo ha un ruolo di primo piano per le transizioni energetica e climatica di cui parla l’ultimo Rapporto Svimez. La posizione di centralità del Sud Italia nel contesto euro-mediterraneo offre al Paese un enorme vantaggio logistico, da sfruttare attrezzando adeguatamente e tempestivamente i Porti al ruolo strategico che l’evoluzione storica consente. Al fine di favorire l’attrazione di nuovi investimenti è urgente dare contenuti effettivi ai vantaggi potenziali offerti dalla Zona Economica Speciale “Unica” strettamente connessa al già individuato sistema di porti-retroporti-zone doganali intercluse. Decisivo poi, per incrementare i traffici di persone e di merci, implementare rapidamente (come è assolutamente realistico fare) il sistema delle Autostrade del Mare”.

Va, altresì, strategicamente sviluppata la naturale propensione del Sud a trasformarsi in hub energetico dell’Italia intera e di assoluta rilevanza per l’UE, attraverso un sempre maggiore utilizzo delle fonti rinnovabili, di cui il meridione è ricco, come il solare, l’eolico, l’idroelettrico ma anche la geotermia. Il Sud, poi, è ricco d’acqua. E’ urgente, però, che si intervenga a un’aggiornata manutenzione del monumentale patrimonio delle 80 dighe costruite dalla ex Cassa del Mezzogiorno che consente di sviluppare e adeguare le riserve per combattere l’incombente siccità. E, nondimeno, per  proporre modelli di intervento capaci di contribuire ad alimentare surplus di risorse idriche indispensabili a molti altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

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