di Rosa Surico
Dalla torre più orientale del Gargano, di San Felice, la mostra che ripercorre gli ultimi 50 anni dell’ artista siciliano, impropriamente e spesso, associato al realismo socialista
In mezzo alla macchia mediterranea e al Mare Nostrum. Una torre solitaria. Restaurata di recente, la più orientale tra le altre otto, costruita nel 1568 a guardia dello “Sperone d’ Italia“, l’ imponente promontorio settentrionale della Puglia bagnato dall’ Adriatico. Lungo la tortuosa SP53 litoranea che collega Vieste a Mattinata in provincia di Foggia, 23 opere originali di Renato Guttuso sembrano lanciare un messaggio, “Ritorno al Mediterraneo“. È territorio della Puglia. Ed è l’ omonima mostra d’ arte che irradia di colori le due minuscole stanze della torre raggiungibili attraverso strette scalinate. Dalle finestrelle vista mare sulla Baia, è visibile l‘ arco in onore di San Felice, il santo Eremita che visse nella zona e che sembra ancora proteggere con fatica la naturale opera d’ arte immersa nel mare. Secondo una leggenda furono le ninfe e i tritoni a scolpire l’ arco per accogliere Nettuno e Anfitrite durante la loro fuga romantica.
La mostra pittorica organizzata dalla Galleria Lombardi per il comune di Vieste, esalta le opere dell’ artista che non si fermò ad imprimere gli aspetti più reali della sua terra, l’ isola siciliana. Le pennellate di colore intenso e i giochi di luce imprimono le figure in quanto esseri umani con le mani immerse nel lavoro umile e faticoso. Raccontano storie di dignità e lavori popolari, caratteristici di quel crocevia che fu ed è ancora, il Mar Mediterraneo. Il contadino che raccoglie le olive, il falegname, il pescatore. I frutti colorati propiziatori della terra come amara ma indispensabile ricompensa: a cominciare dai fichi d’ India (opera del 1985, olio su tela), simbolo di prosperità e speranza per un ricco futuro che possa accomunare tutti i popoli. Non solo. Natura, fiori rossi, peperoni, vino, olive e olio.

Centrale la figura della donna, che in queste opere di Guttuso, non ha bellezza angelica ma tutti i tratti della sensualità carnale Mediterranea. È bellezza terrena, nuda e cruda dotata di intensa forza e passionalità. È abbondanza, è forme morbide, colori brillanti e forza motrice come le onde del Mar Mediterraneo.

Per Guttuso non era un semplice mare ma la sua intima visione passionale, di un rosso acceso, viscerale, del mondo. Con il Mare Nostrum ebbe un rapporto totalizzante che attraversò gran parte della sua produzione artistica. L’ utilizzo dei colori vivi, l’ assenza di filtri e idealizzazione, tipici del neorealismo pittorico del ‘900 (per riprodurre l’ eruzione del Vulcano ad esempio), non furono fini a se stessi.
Renato Guttuso non può essere definito un artista neutrale. La sua arte associata all’ impegno politico fu uno strumento che seppe utilizzare con etica e coerenza fino alla fine. Tuttavia appartenne al Fronte Nuovo delle Arti, un movimento libero che non seguiva drasticamente gli ordini di partito. Il suo fu il tentativo estremo e autentico di riportare alla realtà il calore delle persone, i loro volti segnati spesso dalla sofferenza, il brusio del popolo, la lotta per la sopravvivenza della gente comune, l’ affermazione dei diritti civili. Di fronte alla tela, il suo sguardo non fu mai spento e di rassegnazione: un monito alla resistenza, alla lotta contro le offese, le ingiustizie sociali.
Nato a Bagheria nel 1911, portò sempre con sé il bagaglio carico della sua terra ( tra le opere esposte la Vucciria) illuminata dalla semplicità ma anche dai colori e dalla bellezza del Mar Mediterraneo.
Il mar Mediterraneo è memoria. La sua può definirsi oggi una delle più influenti “anime Mediterranee” del ‘900. Le sue opere arrivate fino in Puglia e che resteranno nella Torre di San Felice fino al 20 settembre, con i Giochi del Mediterraneo di Taranto appena passati, sembrano diffondere un’ eco che da un angolo nascosto in mezzo al niente che niente non è, illumina tutta la regione.
Dalla Sicilia alla Puglia, e ancora dalla Puglia: è ritorno, inesorabile al Mediterraneo. Al Mar Mediterraneo.


