martedì 27 Febbraio 24

Michel Onfray che scrive di Albert Camus. Goduria allo stato puro

“L’ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus”, è un libro memorabile. Dovremo essere per sempre grati alla Francia e alla sua idea di una laicità mediterranea che in Italia, invece, non è mai esistita. La libertà si è ritirata. E noi l’abbiamo esiliata

Due filosofi che amo molto. Due pensatori “contro” riuniti idealmente in un testo dato alle stampe qualche anno fa. Due dissacratori del politicamente corretto: la piaga cruenta della stupidità umana. “L’ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus” è un libro memorabile. Di quelli che si pongono al di là del coro. E al di qua del deserto conformista che limita la nostra coscienza critica. Scritto con la solita bravura impertinente, e originalità semantica, da Michel Onfray. Esiste una laicità mediterranea che ha sempre trovato diritto di cittadinanza in Francia più che in qualsiasi altro Paese dell’Europa meridionale. Più che in Italia, nazione stancamente – e ipocritamente –  oscillante tra vocazioni provinciali e interessi clericali. Onfray scava nella biografia di Camus. Ne studia l’infanzia in Algeria. Il processo di crescita culturale. E arriva a tracciare una linea sulle identità comunitarie non stereotipate nelle vulgate del momento. Identità forti che non sconfinano nel racconto liquido. Nel presupposto vacuo. Nel Logos muto. Fu Camus ad insegnarci, con il suo “pensiero meridiano”, l’importanza delle parole verticali. Di una dignità che si mette sotto braccio con il coraggio. Di una modestia mai sloggiata dall’orgoglio. “Accanto alle vecchie povertà – dirà anni dopo Franco Cassano, mutuando l’insegnamento dell’autore de “L’uomo in rivolta” – che pure non ci lascia mai, ce n’è un’altra meno cruda e sfacciata, un veleno nascosto nei cibi, una dieta squilibrata che ci deforma e ci rende tutti meno ricchi”. La libertà e la felicità si sono sempre più identificate con la cura esclusiva del nostro benessere privato, del nostro caldo interno domestico: anche se fuori il verde pubblico si degrada, possiamo sempre adornare i balconi, profumare e purificare l’aria delle nostre case e nelle nostre auto rendendola irrespirabile fuori, possiamo ascoltare prediche contro il consumismo tra uno spot e l’altro, inoltrarci a notte fonda tra i programmi impegnativi, profughi sperduti in un mondo che ritiene il pensiero lo stadio intermedio tra la depressione e la repressione. La bellezza si è ritirata. Noi l’abbiamo esiliata, direbbe ancora una volta Camus. Servirebbe un ordine disordinato. Una distruzione creatrice. Il profumo trionfante dell’alba. Lo sconfinamento nell’anarchia del mare. Michel Onfray ci conduce in tutto questo. Con il suo – e nostro – amato Albert Camus. L’ordine libertario rifugge dagli ossimori. E’ solo il tentativo altro – e disperato – di stare al mondo, senza la consuetudine dei tanti.

 

 

 

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