I distinguo – e le frizioni crescenti – in Fratelli d’Italia dopo il voto delle Regionali. La mancata elezione di Roberta Friolo. Il seggio in Consiglio comunale che Giampaolo Vietri non lascerà al primo dei non eletti. Da solido, il partito erede del MSI si ritrova liquido. Proprio come certi amori di Bauman
E’ tutto un programma la destra tarantina. Ricorda una pellicola di qualche anno fa di Nanni Moretti: “Caos calmo”. Con i Fratelli (coltelli) d’Italia pronti a darsi battaglia simulando, in pubblico, baci e abbracci. Una sintonia d’intenti che cela, in realtà, distinguo. Incomprensioni. Lacerazioni crescenti. Dopo le Regionali di fine novembre scorso, qualcosa è cambiato. I rapporti non sono più gli stessi. E la ripartizione tra meloniani e fittiani, la “linea del Piave” di un partito che ripropone il correntismo politico della Prima Repubblica senza l’autorevolezza – e la grazia di pensiero – di quella stagione pubblica, da solida si è fatta fluida. Quasi liquida. Al pari di certi amori descritti da Bauman.
L’elezioni di Perrini e Vietri in Consiglio regionale lascia scoperti nervi sempre più tesi tra gli eredi del vecchio Movimento Sociale Italiano. Allunga ombre sinistre. Pardon: destre. Quelle tra Perrini e l’onorevole Iaia, per esempio. Con il secondo che, in campagna elettorale, sosteneva il vicesindaco di Sava: Roberta Friolo. Non eletta, alla fine, per appena qualche centinaio di voti. Un’inezia. Consenso che, secondo i bene informati, sarebbe dovuto arrivare proprio dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione nella passata legislatura. Entrambi legati a Raffaele Fitto, Iaia e Perrini of course, avevano la possibilità di centrare l’obiettivo. E lanciare la propria Opa sul partito meloniano in terra jonica. Mediante l’elezione del secondo consigliere regionale legato alla loro stessa corrente.
Ma, alla fine, qualcosa non ha funzionato. Cosa? A voler dar retta ai maligni, categoria sempre prolifica di suggestioni nelle oscure trame partitiche, l’elezione di Friolo avrebbe rafforzato oltremodo il ruolo dell’onorevole Iaia. E, considerato che tra meno di due anni si dovrà votare per il Parlamento, meglio lasciare le cose come stanno. Un seggio a Montecitorio non dispiace a nessuno, nonostante di fronte si abbia IAIA: l’Intelligenza Artificiale al quadrato. La ricchezza divisa diviene povertà alla fine.
E Giampaolo Vietri, il consigliere comunale vita natural durante nell’assemblea tarantina, il Forza Fratelli d’Italia (l’unione in provetta dei suoi due partiti del cuore: quello di prima; e quello di adesso), colui che in campagna elettorale dialogava – e si faceva ritrarre – con il cartonato di Giorgia Meloni, saluta e ringrazia. Siederà in Consiglio regionale, senza cedere il seggio in Consiglio comunale al primo dei non eletti. Neri per caso. Meriterebbe, la destra tarantina, una sessione straordinaria alla prossima festa di Atreju. Titolo: il Sissignore degli Anelli.


