Per anni il Movimento 5 Stelle ha chiesto rigore e trasparenza. Oggi, sul caso Starace, colpisce l’assenza in Regione di una presa di posizione pubblica da parte di una forza politica che ha fatto della questione morale un presupposto necessario in debito agli amministratori
L’inchiesta che coinvolge l’assessore regionale al Turismo Graziamaria Starace (accusata dalla Procura di Foggia di concussione insieme al sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e a un dirigente comunale), impone prudenza giuridica. Saranno i magistrati ad accertare i fatti e attribuire eventuali responsabilità.
Ma la vicenda merita di essere osservata anche sul piano politico. Non per anticipare sentenze che non spettano alla politica, bensì per interrogarsi sul comportamento di chi, per anni, ha costruito la propria identità pubblica attorno alla questione morale e all’intransigenza verso gli indagati.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto della legalità uno dei suoi tratti distintivi. Dalle piazze ai palazzi delle istituzioni, il messaggio è stato chiaro e reiterato: trasparenza, rigore, distanza da qualsiasi ombra giudiziaria. Una linea che ha contribuito a costruirne il consenso e che ha spesso portato il Movimento a chiedere spiegazioni immediate agli avversari politici anche nella fase preliminare delle indagini.
Per questo sorprende il silenzio che accompagna oggi il caso Starace. Nessuna richiesta di chiarimento, nessuna presa di posizione pubblica, nessuna riflessione politica da parte di una forza che siede nella maggioranza regionale e che condivide la responsabilità di governo della Puglia. Nessun processo sommario, ma di sicuro è legittimo attendersi almeno una parola, un richiamo ai principi che per anni hanno rappresentato la cifra identitaria del Movimento. Perché la coerenza politica (espressione che rischia lo scivolone vittimistico) dovrebbe misurarsi meglio quando i fatti riguardano il campo nel quale si governa, meno in quello che si combatte restando in opposizione.
Del resto, non sarebbe la prima volta che il Movimento si confronti con palesi contraddizioni. Nel corso della propria esperienza politica, la forza nata all’insegna della diversità rispetto ai partiti tradizionali ha progressivamente assunto posizioni più pragmatiche, talvolta dal sapore edulcorato, addolcendo così pillole amare che l’elettorato ha dovuto ingoiare.
La stagione del governo ha imposto regolari revisioni, (alcune fisiologiche altre meno), e convergenze con interlocutori dalla visione in principio incompatibile. Una parabola che ha inevitabilmente alimentato interrogativi sulla tenuta di quella presunta eccezionalità politica rivendicata per lungo tempo. Anche questa vicenda, sembra portare i segni del peccato originale, il solito discrimine tra fermezza e realismo, sempre meno netto. Comprendiamo la ragionevole coesistenza di mediazione ed equilibri preservabili, e protesta, ma alcune vicende meritano posizioni vertiginose più che in caduta libera. Il caso ex Ilva di Taranto ne è la sua più esplicita metafora.
Ma a voler restare ottimisti, c’è da sperare che il Movimento ritrovi la voce e si riappropri della muscolatura politica necessaria per prendere le distanze. Si sa che per certe cose ci vuole un fisico bestiale.


