di Rosa Surico
Remigrazione: i Longobardi come modello d’ ispirazione, un popolo straniero che invase l’ Italia tra il 500 e il 700 d.C. e che divise il Paese per oltre due secoli
Svelato l’arcano, ma quale tra i 22 nei tarocchi, non ci è dato ancora sapere. O svelato l’ enigma, ma se si tratta proprio di quello della Sfinge non è chiaro. O ancora svelato, ma non si sa quale tra i tanti, uno degli indovinelli di Gollum e Bilbo ne “Lo Hobbit”, di J.R.R.Tolkien.
Il generale Roberto Vannacci ha finalmente spiegato ieri sera, dai microfoni di “In onda” su LA7, uno dei punti cruciali del suo programma politico, la Remigrazione.
I “nascosti alla luce del giorno“, ovvero i clandestini in Italia, per il Generale, dati forse certi alla mano, sarebbero mezzo milione. Sono i primi che dovranno abbandonare il Paese. In ordine: anche tutti coloro che hanno la doppia cittadinanza, quindi anche quella italiana, ma che delinquono;
tutti coloro che non hanno gli stessi usi e costumi, compresa la religione.
Secondo Vannacci sono circa 3 milioni gli immigrati che dovranno essere deportati. La percentuale sempre dati non certissimi alla mano, è del 10% di stranieri che affollano il Bel Paese. Puntare ad arrivare al 4% è fondamentale come fecero i Longobardi. È in questo punto che il generale, aspirante statista, ha dato sfoggio della sua originalità e di riflesso del suo spessore politico.
Dopo giugno, quando in un intervento televisivo al programma “È Sempre Cartabianca” ( che non gli sia mai lasciata!) si è autodefinito “l’Annibale del 2026″, ovvero il generale cartaginese che attraversò le Alpi tra grandi difficoltà, è la volta di una nuova ispirazione geniale: per la discesa della percentuale di immigrati ( dal 10 al 4 %) sia ricordato il popolo invasore dei Longobardi, quelli della “lunga barba” che dal 568 invasero l’ Italia.
È contemplata – ci chiediamo a questo punto – anche la promulgazione di un eventuale Editto di Rotari ( de noi altri) per quella fascia di immigrati che non rispetta gli usi e costumi!?
E l’ articolo 19? La Costituzione, questa vecchia sconosciuta! Tuonerebbe almeno così uno degli statisti, se non tutti, della Prima Repubblica. Ogni tanto una volta o con corsa ad ostacoli, pure qualcuno della Seconda.
Via la libertà di culto dall’ Italia?
E ci chiediamo, proprio in questo punto saliente : “Se è proprio la religione uno dei parametri di valutazione nella sua politica di remigrazione, il Vangelo e la sua lezione di libertà, è stato mai letto?
Il partito del generale Roberto Vannacci, Futuro Nazionale (7%) e i suoi seguaci che lui stesso definisce, “quelli della sporca dozzina“, “quelli che nessuno vuole“, secondo l’ ultimo sondaggio Ixè, sarebbe ancora determinante per la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche.
Gianni Cuperlo, sempre dagli stessi microfoni di “In Onda”, qualche sera fa ha analizzato il fenomeno Vannacci con queste parole:
“La lingua del Generale Vannacci e i suoi epigoni nel Parlamento ( sono otto) non è il linguaggio del post Fascismo, è qualcosa di diverso. È il Diciannovismo, è Piazza San Sepolcro, sono i Primi Fasci di Combattimento, è l’ Arditismo. “Siamo la feccia”, “Noi siamo i reietti”, è quella roba lì e quella roba lì è una pessima roba” che parla di un pessimo linguaggio“
La giornalista Marianna Aprile nel finale del suo intervento, ieri sera, in cui a un certo punto, ha anche nominato ( invano )Gramsci e la “procedura gramsciana” di trasformare il diritto penale in uno strumento di educazione della società”, chiede dove troverà le coperture economiche per realizzare il progetto politico della remigrazione.
“Non sono un ragioniere, io dò solo l’ indirizzo politico, ci sarà chi si occuperà di questo”.
Venendo in aiuto all’ ispirazione del Generale, non sarebbe troppo avventato aprire già le selezioni: “Cercasi ragioniere”. Potrebbe andar bene, modello Giandomenico Fracchia del 1968, del compianto Paolo Villaggio!?
“Com’ è umano lei”! Almeno questo complimento sarebbe assicurato. Per la realizzazione della Remigrazione, dovrebbe lavorare duramente, sovraumanamente, però, l’ inetto ragioniere.


