La virata a Cinque Stelle sui Giochi del Mediterraneo. Il caschetto del neoconsigliere Angolano che trovi ovunque. “Il silenzio è d’oro” del senatore Turco. Opposizione a Roma e a Taranto; forza di governo a Bari. Il Movimento che fu di Grillo è uno e trino
Fuori dai Giochi sino all’altro ieri. Critici verso l’evento sportivo – e mediterraneo – di Taranto. Caustici nei confronti del commissario Ferrarese. Per i ritardi nella realizzazione delle opere. Per la mancata costruzione di un villaggio in grado di ospitare gli atleti. Per le poche risorse messe a disposizione dal Governo Meloni. Restii, da sempre, ai cinque cerchi olimpici. A Roma, a Milano Cortina, ovunque ci sia “il vil denaro” a degradare la moralità pubblica. L’etica della nazione. Molto meglio le cinque stelle del proprio Movimento politico all’universalità dello sport. La decrescita al progresso economico. Il fare fuoco e fiamme al sopraggiungere della fiamma olimpica.
Ma, con l’elezione del nuovo Consiglio regionale, le cose sono cambiate. Lo scenario appare diverso. Il senatore Turco non proferisce più parola sull’argomento. Il neoconsigliere Angolano è già entrata nella parte, portandosi avanti con il suo caschetto. La trovi ovunque, presenzia l’impossibile, si attacca come l’edera. Con il presidente Decaro, con il vice Casili, con il ministro Abodi: lei c’è sempre. Guarda, sorride, si mette in posa. Ai Giochi del Mediterraneo vogliono giocare anche loro adesso. Sia benedetto il nome del Signore.
Il passato recente è, ormai, un’altra epoca. L’opposizione in Parlamento, nel Consiglio comunale di Taranto, diviene scelta di governo a Bari. Condannati a comprendere anche ciò che gli è nemico, avrebbe arguito Camus. I Giochi a Cinque Stelle: quelli di eri; quelli di oggi.


