Si terrà a fine mese la riunione di maggioranza. Ilva, Kyma Ambiente, Bilancio di previsione 2027. La situazione è grave. E, contrariamente a quanto sosteneva Flaiano, anche seria. La giunta di centrosinistra è chiamata a fare politica. A produrre scelte. Cioè: quanto non ha fatto in 15 mesi di legislatura amministrativa
Non più il 23 settembre, ma il 27. Bitetti, che in questi giorni è a Ferrara per la XX edizione di RemTech Expo, l’hub tecnologico ambientale, ha nuovamente posticipato la riunione con i partiti della maggioranza. Diversi i temi che andranno affrontati, per quella data, con i sodali di governo. Tutti molto difficili. Tutti da dentro o fuori. Dall’Ilva che chiude, se anche la Cassazione dovesse confermare la decisione dei giudici di Milano. A Kyma Ambiente, la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti urbani, che starebbe per chiudere senza alcuna Corte di Cassazione in grado di poterla salvare con un estremo colpo di coda. E in ultimo, ma non per ordine d’importanza, il Bilancio di previsione 2027 da approvare entro il prossimo 31 dicembre. Le risorse sono poche, scarseggiano; le spese sopravanzano le entrate. Il quadro economico d’insieme è drammatico. I dirigenti delle diverse aree amministrative hanno avvertito da tempo gli organismi politici: continuando così, l’espressione ‘dissesto finanziario’ diviene tutt’altro che un remoto presagio. Una minaccia ammonitrice.
Dopo poco più di un anno dal suo insediamento, la giunta di centrosinistra è chiamata a compiere scelte impegnative. I sorrisi del sindaco non bastano più. Prendersela con la stampa che fa il suo mestiere, che non nasconde dietro il proprio tornaconto personale i problemi di Taranto, serve a ben poco. Bisogna, invece, incominciare a fare politica. La luna di miele con i tarantini è durata 15 mesi: un’eternità. Può anche bastare adesso. I partiti, con i loro eletti, che da dietro criticano l’operato di questa Amministrazione, ma davanti non fiatano per paura che possano perdere incarichi e indennità, il proprio quarto d’ora di notorietà, scelgano di togliersi (e di toglierci) dall’imbarazzo: sono carne o pesce? Ogni tanto un sussulto di dignità non guasterebbe. Continuando così, invece, si rischia lo stillicidio. La cottura a fuoco lento di una disfatta ormai preannunciata.


