A Taranto il censimento dei senza fissa dimora è fermo agli scorsi anni. Nel calcolo del PIL dovrebbe potersi contemplare il soddisfacimento dei diritti minimi. Quelli sociali. Quelli afferenti la dignità umana. Il proposito del Premio Nobel per l’economia, Amartya Sen
Nel calcolo del PIL di una nazione, il Prodotto Interno Lordo, dovrebbe potersi contemplare la qualità della vita. A proporlo è stato qualche anno fa Amartya Sen, il Premio Nobel indiano per l’economia. Benessere sociale. Soddisfacimento dei bisogni elementari. Equilibrio nelle opportunità garantite a tutti. La ricchezza deve avere un contraltare etico. Il profitto un volto compassionevole. In pratica: il patto sottoscritto nel secolo scorso – in chiave socialdemocratica – tra democrazia e capitalismo. Ma, il proposito di Sen, è lungi dal realizzarsi. Complice l’assottigliamento, nelle nostre società, del welfare state. E l’acuirsi delle disuguaglianze. La premessa si rende necessaria se calata nelle singole comunità di riferimento. Se rapportata al vissuto quotidiano.
A Taranto, per esempio, il censimento dei senzatetto è fermo agli scorsi anni. Non viene aggiornato da tempo. Non conosciamo il numero esatto dei senza fissa dimora. E le risorse da destinare eventualmente al problema, se manca una conoscenza approfondita, se i dati latitano e non vengono aggiornati, diventa proibitivo più che difficile. Anche gli ultimi, i più sfortunati, dovrebbero poter salire sull’ascensore sociale. Perché il PIL possa calcolarsi così come immaginato da Amartya Sen.


