Non ha più il tocco dei tempi migliori, l’onorevole Michele Pelillo. Sono anni, ormai, che le sbaglia praticamente tutte. Da parlamentare del Pd a sherpa di una coalizione che contemplava al proprio interno la Lega di Salvini, il passo rischia di essere breve. E parecchio claudicante
Ha perso il tocco dei momenti migliori, l’onorevole Michele Pelillo. Una certa perspicacia che si accompagna con le stagioni colorate della vita. Ha smarrito il sentimento, per dirla con le parole di Pietro Nenni, adombrato dal risentimento. Con la sua proverbiale simpatia antipatica, gli riesce difficile ormai indovinarne una. Al pari di certe alchimie, la strategia politica di Michele sembra essersi trasformata in pozione magica. In intruglio delle previsioni sbagliate. Nel consiglio che ti spiazza ma non ti piazza.
E’ proprio vero, accidenti: il tempo non risparmia nessuno. Avanza con passo inclemente. Dall’Asinello, passando per la Margherita e il Partito Democratico, a sherpa di una coalizione che contemplava al proprio interno la Lega di Salvini. Ti giri – e rigiri – ma Pelillo è sempre lì. A sinistra, a destra, a sinistra e a destra: la sua presenza è una costante, un numero invariabile, la notte che conclude il giorno.
Commissario dell’azienda ospedaliera San Cataldo, consigliere del già sindaco Melucci, componente del Consiglio direttivo dei Giochi del Mediterraneo: l’onorevole è uno e trino. Dalla sanità alle discipline ginniche, nessuno meglio di lui rende umana – e palpabile – la medicina dello sport. Quando Gino Paoli cantava “Grazie di esistere” pensava a lui. Le sbaglia tutte, da anni ormai. I Peli(llo) superflui. Dovrebbe eseguire un pit stop: la pista è bagnata, ma continua a correre con gomme da asciutto. Un moto inerziale che rischia di farlo girare a vuoto. Quando non vogliamo rassegnarci al tempo che passa.


