Leggere “Il socialismo delle libertà” di Claudio Signorile per ricongiungere la politica alla cultura. E offrire alla sinistra italiana molto più dei carri allegorici. Del chiacchierare evanescente di Elly Schlein. Del populismo sindacale di Landini. La civiltà socialista alla base di una democrazia del progetto
E’ un bel libro “Il socialismo delle libertà”. Diverso. Scritto con la generosità delle passioni forti. Pensato perché il ragionamento non arretri dinanzi al chiasso disturbante di questi tempi. Segna una discontinuità, Claudio Signorile. Quella dell’argomentare per il domani, di anticipare il futuro, senza restare invischiati in un presente che giustifichi l’inerzia del pensiero. La sua dipartita verso lande lontanissime. La politica, le sue forme, la democrazia del progetto in luogo di una democrazia del conflitto, l’architettura istituzionale dei poteri statuali, le sfide ambientali, l’avanzata tecnologica, Il Mezzogiorno mediterraneo, il bipopulismo, variante aggiornata e riveduta del bipolarismo tra coppie omologanti, che non cura, che non spiega, che favorisce l’alternanza e soffoca sul nascere l’alternativa, il socialismo federativo, l’azione dei riformatori.
Come tanti puntini da raggiungere – e coniugare – su di un foglio bianco, perché si dia forma e sembianza alle idee, il più volte ministro socialista tratteggia l’orizzonte pratico di una sinistra di governo. Orfana di un pensiero-guida dopo la fine della Guerra Fredda; e l’affievolirsi del vincolo socialdemocratico: con democrazia e capitalismo incontratisi sul terreno collaborativo del Welfare State. Eguale Libertà, il testo di John Rawls del 1971 fissa con meticolosità, e nitore, il problema moderno per una democrazia. Quello di come costruire una società giusta, che accolga i bisogni, che contempli i meriti, perché la libertà possa essere limitata in ultimo solo in nome della libertà stessa. Signorile torna più volte sull’elaborazione teorica del grande filosofo statunitense, liberale con la fissa dell’uguaglianza sostanziale, suggerendo come la libertà sia una liberazione più che una libertà originaria. Predeterminata. Fissata per sempre. Indelebile al pari di certe assurde pretese della Storia.
Il socialismo come civiltà, e non più come mero soggetto politico, offre l’unico sbocco possibile al liberalismo. Al pari di quanto sosteneva Carlo Rosselli, l’evoluzione naturale, lo stadio ultimo del liberalismo risiede nel socialismo. Morto il comunismo, agonizzante il capitalismo a digiuno di etica, le risposte che possono darsi ai guasti del tempo presente sono due. Una da destra: con il sovranismo. L’altra da sinistra: con il socialismo delle libertà. Siate liberi, consiglia Signorile alle nuove generazioni. Lasciando presagire quale delle due opzioni sia preferibile caldeggiare. Senza la cultura, la politica, intesa come dimensione pubblica, perisce.


