Assoluzione piena per gli ex consiglieri comunali e datori di lavoro accusati di truffa aggravata
Si è concluso con l’assoluzione di tutti i sette imputati il processo di primo grado relativo all’inchiesta sui rimborsi del Comune di Taranto che vedeva alla sbarra ex consiglieri comunali e i rispettivi datori di lavoro. Il giudice Costanza Chiantini ha emesso la sentenza che ha completamente ribaltato le richieste accusatorie.
Come riporta la Gazzetta, il pubblico ministero Salvatore Colella aveva chiesto condanne comprese tra 2 anni e 2 anni e 8 mesi per gli imputati. Tuttavia, il collegio difensivo, composto dagli avvocati Gaetano Vitale, Carlo Raffo, Alessandro Scapati, Guglielmo De Feis, Giuseppe Sernia, Luca Balistreri, Ciro Buccoliero, Fabio Alabrese e Andrea Digiacomo, è riuscito a smontare l’impianto accusatorio, ottenendo l’assoluzione con formula piena per tutti.
I fatti contestati
L’inchiesta risale al 4 marzo 2021, quando la Guardia di Finanza notificò un decreto di sequestro per beni dal valore complessivo di 255mila euro nei confronti dei consiglieri Albani, Bitetti, Casula e De Gennaro. Secondo quanto ricostruito dalla Gazzetta, le accuse erano particolarmente gravi per Floriana De Gennaro, cui veniva contestata la percezione indebita di 112mila euro.
Stando all’impianto accusatorio, la donna sarebbe stata assunta nell’azienda di famiglia due mesi prima delle elezioni amministrative del 2017, con uno stipendio lordo superiore ai 5mila euro mensili. Per Piero Bitetti, impiegato nell’azienda di famiglia dal 2014, la somma sequestrata ammontava a 83mila euro. Ad Emidio Albani venivano contestati rimborsi per 30mila euro relativi al 2018, mentre a Carmen Casula venivano imputati indennizzi per un totale di 28mila euro tra il 2017 e il 2019.
Le accuse smontate
La procura sosteneva che, nel periodo compreso tra il 2017 e il 2019, i consiglieri Casula e Albani avessero artificiosamente innalzato il proprio livello contrattuale con la complicità dei datori di lavoro, ottenendo così stipendi maggiorati che avrebbero portato a rimborsi più consistenti dal Comune.
Per quanto riguarda Bitetti e De Gennaro, l’accusa riteneva che i due rivestissero in realtà ruoli apicali o coincidenti con la proprietà delle aziende in cui figuravano come dipendenti, e che quindi non avessero diritto agli indennizzi ricevuti. Tutte queste tesi sono state però efficacemente contrastate dalle difese nel corso del dibattimento, che hanno portato all’attenzione del giudice elementi sufficienti a dimostrare l’innocenza degli imputati, portando così alla piena assoluzione per tutti.