Dopo il caso del Frecciarossa per Roma, l’associazione interviene sul sistema dei trasporti della città ionica, chiedendo risposte e una strategia per la mobilità
“A Taranto è difficile arrivarci. Da Taranto è difficile poter partire. Il capoluogo jonico ha, di fatto, una mobilità da Terzo Mondo. Da luogo relegato alla fine dei tempi. Le nostre vie di comunicazione, considerate nella loro complessità, emarginano più che connettere. Isolano senza congiungere.” Lo affermano in una nota gli esponenti di Aigi Taranto.
“Per quel che concerne la rete autostradale. Con l’Autostrada del Sole che termina a Massafra, perpetrando da oltre mezzo secolo quella che si suole chiamare la maledizione dell’ultimo miglio. Se si considera il sistema ferroviario, lo schema rimane invariato.
Siamo ancora fermi al binario unico tra la città dei due mari e il capoluogo della Regione. Roba da Medioevo dei trasporti. – Sottolineano – L’Alta velocità a Taranto non è mai arrivata; e per garantirsi i Frecciarossa in direzione di Roma, perché tale tratta non venga tagliata, cancellata, derubricata come ‘servizio commerciale a mercato’, un altro po’ veniva giù il mondo in questi giorni. Con la Regione che accusa lo Stato; e lo Stato che chiama in causa le responsabilità della Giunta Decaro. Insomma: il solito, deprecabile scaricabarile all’italiana.
Il discorso non cambia di una virgola se spostiamo l’attenzione sul trasporto aereo. L’ultimo Piano licenziato dal ministro Salvini, d’accordo con la Regione, depenna lo scalo Arlotta di Grottaglie dal novero degli aeroporti italiani destinati ai voli civili. – Si legge nella nota – Riponendo in un cassetto, chiuso ermeticamente questa volta, il sogno di volare da – e per – la seconda città pugliese.
Dulcis in fundo: il Porto. La comunicazione marittima. Le autostrade del mare. Mai partite. Mai contemplate come alternativa per una mobilità cittadina (cosa gravissima per una realtà che si fregia del titolo di città dei due mari) che non risulti schiacciata – e sbilanciata – sulla sola gomma. Mai esperita per collegamenti nel Mediterraneo e verso il Nord Europa. Come si può, a parole, in ogni campagna elettorale, pontificare sul cambio di direzione dell’economia, guardando verso la diversificazione totale e poi continuare a camminare in direzione opposta? Come si può continuare a profetizzare sulla svolta decisiva per Taranto, quando poi nei fatti, passate le campagne elettorali, continuare a rimanere baricentrici?
Come possa una città costruire un proprio modello economico, rilanciarsi sul piano produttivo, se si continua a percepirla come “finis terrae” è una domanda alla quale bisognerà rispondere prima o poi.
Le città che crescono, che hanno visto aumentare il proprio Pil nell’ultimo decennio, che hanno attratto nuovi capitali e investitori, sono quelle meglio collegate. Interconnesse con il resto dell’Italia. Dell’Europa. Del mondo. – Concludono gli esponenti di Aigi – La nostra mobilità, invece, procede a passo di lumaca.”



