Dall’ ordinanza del gip di Taranto emergono dettagli inquietanti.”Sta facendo finta, si sta riprendendo quel mongoloide”. Questa una delle offese mentre la vittima ara agonizzante in piazza Fontana
Indifferenza, crudeltà, accanimento. Sembrano emergere questi dettagli dall’ ordinanza emessa dal giudice per il pestaggio e la morte di Bakari Sakò, il bracciante agricolo di 35 anni che si stava recando a lavoro all’ alba di sabato 9 maggio.
Sembrerebbe emergere a tinta forte, l’ indifferenza dei passanti che non sono intervenuti a soccorrere la povera vittima. Uno, un uomo che stava spirando, disteso sul selciato, contro tutti. Nessun rifugio, nemmeno all’ interno del bar dove aveva cercato di dirigersi per salvarsi. Oltre alla baby gang, il barista, la collaboratrice e la spettatrice, dai filmati sembrerebbero comparire altre due persone che rendendosi conto di quanto stava accadendo, dopo un fugace sguardo si sono allontanati. Un omicidio,secondo l’ ordinanza, maturato non solo nel clima di prevaricazione contro un soggetto indifeso e debole in quel momento, ma nell’ indifferenza più totale di chi poteva intervenire, anche chiamando le autorità ma ha scelto di girarsi dall’ altra parte.
Il 118 è arrivato in piazza su chiamata della sorella di uno dei minorenni, che lavora nel bar e che sembrerebbe aver utilizzato il telefono di una ragazza di 21 anni presente dall’ inizio alla fine.



