Bitetti rompe con quella parte di città che chiede la chiusura dello stabilimento e rilancia il piano di decarbonizzazione, già superato dalle decisioni della magistratura sull’area a caldo. Ci dobbiamo aspettare una “progressiva” rottura anche con Contrario e Lenti sullo scenario C?
L’interrogativo si impone dopo aver letto il comunicato della “non partecipazione” all’iniziativa del collettivo “Onda del Futuro” che considera la chiusura dello stabilimento siderurgico. La presa di posizione del sindaco di Taranto riguardo la manifestazione in programma questo pomeriggio getta un’ombra nera sul suo operato, oltre che sulla sua capacità comunicativa (chi sono i suoi consiglieri?)
Il sindaco non sfila, ma si sfila. Le ragioni che lo vedono disertare il corteo partono da un principio di “coerenza” a detta sua, mentre richiama il programma elettorale, il documento sottoscritto dalla maggioranza comunale il 31 luglio 2025, la successiva intesa sulla decarbonizzazione e, da ultimo, l’accordo siglato in Regione con le rappresentanze istituzionali e sindacali.
Bitetti richiama lo scenario C come necessaria convergenza politica per il “bene della città” e sottopone gli accordi politici del passato come fondamento della propria posizione, dimenticando che negli scorsi mesi la magistratura ha modificato radicalmente i termini della questione, rimescolando le carte in tavola.
La “chiusura progressiva dell’area a caldo” (e quindi delle fonti inquinanti), successiva al provvedimento della magistratura, dovrebbe essere la premessa alla discussione su cui il primo cittadino dovrebbe rivedere le sue successive scelte, visto che con la fermata, l’auspicata riduzione avviene naturalmente.
Ma l’accordo in Regione, così come le dichiarazioni rilasciate nel comunicato di ieri, stabiliscono chiaramente un dato: questo non è il sindaco della città ma solo di quella parte di città che spinge per la produzione oltranzista.
Lui stesso lo ammette quando in un passaggio chiaro afferma che la continuità produttiva “è la condizione prodromica ad ogni discussione”: la decarbonizzazione dovrà accompagnare la prosecuzione dell’attività, con il ricorso progressivo all’idrogeno verde quando le condizioni tecnologiche lo consentiranno.
La produzione, dunque, deve continuare. Cambieranno gli impianti e le tecnologie, ma la continuità industriale resta il presupposto dell’intesa. Ma forse non è abbastanza chiaro. La chiusura dell’area a caldo e la riconversione industriale sono questioni differenti. La prima riguarda l’esecuzione di un provvedimento giudiziario, la seconda presuppone investimenti, autorizzazioni e nuove valutazioni ambientali. Presentare la riconversione come risposta necessaria alla chiusura significa dare per scontato che la produzione debba comunque proseguire, sebbene attraverso un diverso ciclo industriale.
Ma quindi, perchè realizzare nuovi impianti siderurgici deve essere considerata l’unica opzione possibile per Taranto? Anche il nuovo processo produttivo non è a impatto zero, così come ribadito più volte da Gozzi di Federacciai in molte interviste. L’ impatto dipende dalle tecnologie impiegate, dalle fonti energetiche e dalla gestione delle emissioni, e la promessa di un progressivo ricorso all’idrogeno implica ambiguità su tempi e modalità autentica di transizione.
Prima di stabilire come produrre acciaio a Taranto, vanno chiarite le condizioni nelle quali quegli impianti potranno funzionare e quali interventi siano indispensabili per mettere in sicurezza il sito. Le bonifiche, la gestione dei materiali pericolosi, la rimozione delle criticità ambientali e la tutela dei cittadini dovrebbero essere il primum nell’interesse pubblico.
Quindi perchè costruire un impianto per catturare la Co2, se con la chiusura dello stabilimento non si produrrebbe più? Mistero del politichese.
La premessa stabilita dalla Corte sarebbe dovuta essere il punto di partenza dal quale elaborare le conseguenti considerazioni. Ma i passaggi politici hanno visto il primo cittadino in direzione ostinata e contraria. Sotto il pressing di sindacati e operai parla di un futuro decarbonizzato, tralasciando che a mezzo di atti cogenti quel futuro è stato già stabilito. Il futuro è adesso.
Le sue azioni politiche avrebbero dovuto riconoscere la legittimità delle preoccupazioni di una comunità ferita, senza per questo abbandonare i lavoratori. La divergenza sulla prospettiva industriale è diventata una ragione sufficiente per restare fuori da una mobilitazione che chiede la chiusura delle fonti inquinanti e le bonifiche. Ne deriva una distanza politica tra il sindaco e una parte consistente della città.
La salute non può essere invocata nei documenti e poi subordinata. Se il diritto alla salute viene riconosciuto come fondamentale, deve orientare le decisioni anche quando queste obbligano a rivedere programmi elettorali, accordi precedenti e soprattutto accollandosi il rischio politico. Questo sindaco teme il rischio, come il dissenso. Lima il confine e tenta di operare a mezzo ora di scomuniche ora di bolle papali. Ma il clericismo politico non può coesistere in un frangente storico che chiama ad assunzioni dirette di responsabilità.
Esiste poi una palese contraddizione all’interno della sua maggioranza. Il famoso documento del luglio 2025 vedeva la firma di consiglieri come Luca Contrario e Antonio Lenti i quali quest’oggi hanno già annunciato di voler sostenere la manifestazione con la loro presenza. Una partecipazione che non sana la contraddizione, semmai ne rende più ampia la forbice.
Dovranno spiegare quale posizione intendano sostenere in Consiglio comunale rispetto alla linea rivendicata dal sindaco, se condividono le ragioni della mobilitazione e soprattutto se intendono ancora valido l’indirizzo industriale del 2025, chiarendo come si può conciliare quella scelta con la richiesta di chiusura delle fonti inquinanti e la successiva firma apposta dal sindaco al documento in Regione.
Ora che il quadro è cambiato, non dovranno cambiare anche loro? Sfilare sarà la firma apposta ad una futura assunzione di responsabilità politica di cui chiederemo conto. Ragionamento estendibile a qualsiasi esponente politico che quest’oggi sarà presente al corteo.
Il sindaco ha scelto di ancorarsi ad accordi programmatici che tracciano la parabola di un’azione amministrazione che vuole affrontare con uno sguardo vecchio una crisi maturata in un contesto giudiziario e sociale del tutto nuovo. Anche noi rispettiamo questa scelta, ma sia chiaro a dispetto di quanto afferma questo non è “lavorare insieme per il bene di Taranto”.



