Dopo l’incontro con l’assessore Stamerra, il presidente di Aigi chiede una visione strutturale per la transizione economica: rilancio della metalmeccanica, acciaio green e valorizzazione delle competenze locali
“Un incontro lodevole: è senza dubbio un’impresa complessa, quasi titanica, ma rappresenta un punto di partenza corretto.” Commenta così Nicola Convertino, presidente di Aigi, l’esito dell’incontro tenuto nei giorni scorsi con assessore comunale al Patrimonio, Personale e Politiche del lavoro Federica Stamerra, per la mappatura delle competenze del personale che sarà coinvolto nella transizione economica di Taranto.
“Il tema che affrontiamo è strutturale e non può essere risolto con interventi isolati: va affrontato per livelli successivi. – riferisce – La mappatura è un primo passo necessario, ma non sufficiente. È fondamentale chiarire fin da subito quale modello di sviluppo economico intendiamo perseguire, perché senza un modello chiaro non è possibile mettere ordine né creare le condizioni per una crescita reale.”
Poi aggiunge: “Non possiamo prescindere dalla natura metalmeccanica del territorio. Questo è il nostro valore storico e produttivo, ed è un patrimonio che va recuperato e rilanciato, innescando in modo sistematico tutte le filiere economiche collegate. Per farlo è necessario anche un cambio di narrazione: Taranto viene spesso presentata come una città “da evitare”, ma chi la conosce realmente finisce per ricredersi. Dobbiamo modificare il racconto pubblico attraverso dati oggettivi, supporto scientifico, momenti di confronto e conferenze, ricostruendo un’immagine credibile e attrattiva per chi vuole investire. È indispensabile superare l’idea di Taranto come territorio inavvicinabile.”
A detta di Convertino, “Gli strumenti a disposizione degli imprenditori esistono, come ad esempio la ZES. Tuttavia, gli strumenti da soli non bastano: serve una visione. Taranto deve ispirarsi a modelli economici con una struttura simile alla nostra, come quello di Genova, dove l’industria convive e si integra con altre forme di economia. La domanda centrale è: qual è il modello che vogliamo adottare? Il modello che dobbiamo perseguire – prosegue – è quello di trasformare il problema industriale in una soluzione. L’industria deve diventare una sfida continua di crescita, innovazione e competenze. Questo percorso deve essere strutturale e costante, con l’obiettivo di fare di Taranto un laboratorio europeo – e internazionale – dell’acciaio green. Ai tavoli istituzionali dobbiamo sederci con un approccio responsabile ma fermo: dire “sì”, ma a precise condizioni e non dire no a prescindere. Dobbiamo puntare su progetti reali e concreti. È paradossale che l’acciaio prodotto a Taranto venga utilizzato esclusivamente per sviluppare economie altrove. L’acciaio deve generare valore qui, ad esempio attraverso filiere come quella di Fincantieri. Questo implica una crescente necessità di manodopera qualificata e rende centrale il tema della formazione e della riqualificazione dei lavoratori.”
Secondo il giudizio del presidente di Aigi, “Il vero valore di questo territorio sono le risorse umane: competenze formate in acciaieria, che rappresentano un capitale unico. È quindi necessario affrontare il problema in modo sistemico e pretendere dal Governo progetti seri, coerenti e complementari rispetto a ciò che sappiamo già fare: la metalmeccanica. Io immagino un modello basato su acciaio a chilometro zero e su progetti industriali che ci consentano stabilità, prospettiva e sicurezza. Tenere sempre chiaro l’obiettivo del modello economico è fondamentale: in caso contrario rischiamo di disperdere risorse in bandi inutili, alimentando false aspettative e peggiorando le condizioni e la fiducia dei lavoratori.”


