di Armando De Vincentiis
Monumentale opera di Michel Onfray. Da possibile cura a malattia, il pensatore francese demolisce tutto l’impianto teorico alla base della psicoanalisi. Freud un ciarlatano di talento
Il titolo del libro fa capire subito che l’autore non ha molta simpatia per Freud. Eppure, quando si arriva alla fine, una cosa rimane chiara. Freud aveva davvero qualcosa di speciale.
Non per aver spiegato la mente umana o per aver inventato una terapia nuova. Il suo vero talento, secondo Onfray, sarebbe stato un altro. Avrebbe preso le sue paure, i suoi problemi e le sue idee personali e li avrebbe trasformati in una teoria valida per tutti. Una teoria costruita in modo da non poter essere davvero smentita.
Onfray guarda da vicino il pensiero di Freud e ne mostra i punti deboli. Il risultato sorprende. La teoria sembra funzionare, ma soprattutto per Freud stesso. Le dinamiche della sua famiglia diventano il famoso complesso di Edipo. Da lì in poi Freud inizia a cercare conferme ovunque. Nei miti, nelle culture e nei suoi pazienti.
Secondo l’autore, però, Freud finiva spesso per ritrovare solo se stesso. Le sue interpretazioni andavano sempre nella stessa direzione. Erano sostenute da una grande abilità nel ragionare e nel convincere. Più che scienza, sembra un lavoro di scrittura e di filosofia. Filosofia da cui Freud voleva prendere le distanze per dare alla sua teoria un’aria più scientifica. Eppure molte idee ricordano da vicino quelle di Nietzsche.
Fare filosofia non è un problema. Il problema nasce quando idee filosofiche diventano strumenti per curare le persone. Nel libro si dice che Freud abbia reso vere molte sue affermazioni solo ripetendole con grande sicurezza. In pratica diventano vere perché lui le presenta come tali.
Il complesso di Edipo non ha basi solide. Non ci sono prove forti dal punto di vista antropologico, psicologico o biologico. E non funziona nemmeno nella pratica clinica. Freud cercò a lungo di dimostrarne l’esistenza nei suoi pazienti, ma senza risultati chiari. I casi più famosi, come Dora, il piccolo Hans o l’uomo dei lupi, non sembrano affatto successi terapeutici. Le lettere a Jung e a Fliess parlano più di fallimenti che di cure riuscite. Nonostante questo Freud continuò a presentare la psicoanalisi come una teoria confermata dai fatti. Lo aiutavano la sua capacità di argomentare e, a volte, ricostruzioni poco convincenti.
Anche i fallimenti trovano una spiegazione interna alla psicoanalisi. Se la terapia non funziona è colpa delle resistenze del paziente o dei vantaggi che la malattia porta con sé. Così la teoria resta sempre intatta. Perfino le critiche vengono interpretate con gli stessi strumenti della psicoanalisi. Chi non accetta la dottrina lo fa perché la dottrina lo spiega. Un sistema che si chiude su se stesso.
L’idea dell’uccisione del padre diventa un’ossessione. Freud la vede ovunque. Molte sue opere ruotano attorno a questo tema. In Avvenire di un’illusione il padre terreno diventa Dio. In L’uomo Mosè e la religione monoteistica Mosè diventa egiziano e la storia religiosa cambia forma. Con Cristo nasce una nuova religione che sostituisce la precedente. In Totem e tabù l’ordine sociale nasce dall’uccisione simbolica del padre.
Onfray ricostruisce il contesto storico e personale e mostra quanto Freud fosse segnato dal rapporto con la madre e dal conflitto con il padre. Da questa esperienza privata avrebbe costruito una visione del mondo presentata poi come legge generale della psiche. L’errore, secondo l’autore, è stato trasformare questa visione in una terapia.
Dal libro emerge anche un Freud molto deciso a costruirsi una posizione. La psicoanalisi diventa quasi un gruppo chiuso. Per diventare psicoanalisti bisogna passare dall’analisi personale didattica. Una sorta di rito di ingresso. Il lettore arriva a una conclusione implicita. L’analisi didattica sembra un patto con il fondatore. Per capire davvero la teoria bisogna viverla dentro di sé. Solo così si possono riconoscere quelle dinamiche negli altri. Ed è questo che tiene in vita la dottrina.
La psicoanalisi freudiana appare come un grande sistema narrativo e simbolico. Freud stesso parlava di mito e di romanzo. Un impianto costruito a partire dalla sua esperienza personale e poi applicato ai pazienti. Non tanto per curare quanto per confermare la teoria. Le lettere private di Freud, rimaste nascoste per anni, hanno mostrato aspetti che erano stati tenuti lontani dal pubblico. Una volta usciti allo scoperto diventano difficili da ignorare.
Dopo questo libro Freud non appare più come prima. Qualcuno potrebbe dire che anche questa critica rientra nelle categorie della psicoanalisi. Ed è proprio questo il paradosso finale. Ogni obiezione può essere assorbita dalla teoria. Per questo Freud fu davvero un genio!


