di Rosa Surico
Per l’ edizione 2026 del Medimex, Finaz e Nuto, chitarrista e percussionista della storica band di Firenze,si sono raccontati nella cornice del caffè letterario di via Duomo, a Taranto
“Siamo stati quelli dello sberleffo da parte dei giornalisti” Inizia così la presentazione del libro, moderata da Corrado Minervini, sulla storia della popolare band fiorentina.
Nata a Firenze l’ 8 marzo del 1993, da un’ idea del cantante Enrico Greppi, Erriquez, scomparso prematuramente nel 2021 e il talentuoso chitarrista Alessandro Finazzo, Finaz, la band folk rock, esordisce discograficamente nel 1996.( 14 album pubblicati).
Tra Francia e Italia le loro esibizioni catapultano il pubblico in feste di musica e comunità. A raccontarsi sono due dei componenti della band, oltre a Finaz il percussionista e batterista, Alessandro Nutini, Nuto. Porte in faccia e scetticismo da parte, non solo dei giornalisti dei primi anni 90, ma anche da quella parte di establishment musicale che li “definisce”.
Sono “diversi“, “fuori dagli schemi” ma estremamente autentici e virtuosi con le note e le parole.
Testi impegnati politicamente, messaggi sociali che non temono la censura. Fuori dagli schemi e artisti fuori dalle torri d’ avorio.
“Ma chi è un’ artista?”Rispondono entrambi sorridendo:
“Un’ artista è tra la gente, a fine spettacolo vai subito via solo se hai sonno.”
Due mila concerti in trent’ anni tra sguardi di perplessità e critici, ormai redenti che iniziavano a canticchiare e ballare i loro testi, timidamente, fino al radicale cambio di prospettiva. La Bandabardò è uno dei gruppi più amati della musica italiana.
Lo sceneggiatore e giornalista Carlo Lucarelli li definirà così: “Il più scalcinato e improbabile accrocco di musicisti irriverenti, fuori da qualsiasi legge di mercato e di tecniche di marketing, un controverso fenomeno destinato a cavalcare fino ad oggi una originale storia.”
Dal canto loro, come i due raccontano, il rituale prima dell’ inizio dei concerti li ha accompagnati per anni: accendere per omaggiarla, il cero, all’ artista francese che ha ispirato il loro nome: l’ iconica attrice, Brigitte Bardot, simbolo di libertà, fascino e spensieratezza.
Tra ricordi, aneddoti e musica il duo della band ha coinvolto il pubblico presente al Caffè Letterario di Via Duomo. Una festa di piazza tra la gente che ha cantato e ballato alcuni dei brani più famosi.
“Vento in faccia (anno 2000), alzo le braccia, pronto a ricevere il sole” come un fosse un grido di battaglia per affrontare la vita a viso aperto senza temere nulla.
“Oggi non lavoro, oggi non mi vesto. Resto nudo e Manifesto”( brano del 2001).
“Sono fuori dal coro, nettamente diverso. Le mode se ne vanno, io resto e manifesto. Contro ogni occasione persa calci di rigore sulla traversa. Resto nudo e manifesto Faccio un gesto e manifesto. Oggi guardo il cielo”.
La speranza è nei giovani, ricorda Finaz. Il diritto a manifestare, ormai assopito, torni senza paura. “Prima si manifestava anche quando un politico diceva qualcosa di strano”.
“Se mi rilasso collasso” del 2001, oltre ad essere il titolo del grande successo, secondo live-album del gruppo, è anche il titolo del libro.
L’ incontro letterario per bookstories inserito all’ interno della programmazione del Medimex 2026, si è concluso proprio sulle note di questa canzone.
“I 30 anni di storia di una band improbabile” – ci hanno dimostrato essere in realtà probabilissima – sono stati sintetizzati in un’ ora di spettacolo.
Applausi e standing ovation, alta l’ attenzione, il divertimento, il coinvolgimento dei presenti. Del resto anche questo messaggio in musica è chiaro:
“Attenziò Concentraziò Ritmo e vitalità. Devo dare di gas. Voglio energia, metto carbone e follia.Se mi rilasso collasso. Mi manca l’aria e l’allegria”.
Positività, nessuna ipocrisia, testi come veicolo di messaggi sociali, buona musica, autenticità e verità nel rapporto con il pubblico. Davvero strani, coraggiosi, questi artisti fiorentini.



