L’ associazione: “Il governo del fare scriva il Piano B per Taranto non la riduca come ad un oleificio in conto terzi”
Da essere la più grande acciaieria d’Europa a rischiare di diventare come ad un oleificio in conto terzi.Questa è la prospettiva possibile per l’acciaieria di Taranto dove chiunque verrà a laminare ciò che gli serve senza valore aggiunto per il territorio. Così inizia la nota Aigi.
“Taranto è stata sfruttata negli ultimi sessant’anni. Ora che si profila la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ADI, è arrivato il momento che il governo, che si è definito “il governo del fare”, prenda il coraggio a quattro mani e scriva il Piano B per questa città”. Lo dichiara Aigi, l’Associazione Imprese Indotto ex Ilva.
“Serve un piano serio, che preveda lo sviluppo di una siderurgia decarbonizzata e garantisca la piena occupazione delle maestranze e delle imprese che in questi anni sono state protagoniste del mantenimento, quasi eroico, dell’acciaieria. Parliamo di lavoratori e aziende che hanno tenuto in piedi gli impianti anche nei momenti più difficili, spesso a fronte di crediti non onorati. Non possono essere gli ultimi a pagare il conto di scelte che non hanno fatto loro”.
“E allora, una domanda sorge spontanea: perché a Genova i ministri sono andati e a Taranto no? Perché nessun ministro si è presentato davanti a questa città, ai suoi lavoratori, alle sue imprese? Per caso è stato tutto già deciso?”.
Taranto non può continuare a essere il territorio a cui si chiede tutto e a cui si restituisce poco».
“Apprezziamo il decreto che parzialmente gestisce l’emergenza, ma è evidente che non può bastare per rilanciare l’attività produttiva di un intero comparto e di una intera città. Tra diretti, indotto e indotto dell’indotto, la chiusura definitiva dello stabilimento di Taranto avrebbe ripercussioni enormi sul piano sociale, occupazionale ed economico”.
“Aigi – conclude – è pronta a dare il proprio contributo di competenze e di esperienza, ma servono risposte e un cronoprogramma certo. Il tempo degli annunci è finito: il governo dica con chiarezza qual è il futuro industriale di Taranto”



