Il tavolo oggi, 8 ottobre a Palazzo Chigi
“Deve essere chiaro al Governo che per noi sarebbe inaccettabile la chiusura dell’ex Ilva perche’ comunicazioni che dicono che si fermano tutte le attivita’ significherebbe chiudere tutte le attivita’ dell’ex Ilva e per noi questo sarebbe evidentemente inaccettabile’. Lo ha detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, prima dell’incontro a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, dopo che questa mattina sono state inviate alle autorita’ locali di Liguria e Piemonte le comunicazioni che si siti di Genova e Novi Ligure saranno fermati temporaneamente entro il 15 novembre, in seguito alla decisione della Corte d’appello di Milano di fermare l’area a caldo dello stabilimento di Taranto, su cui ancora pende un ricorso in Cassazione. ‘A Palazzo Chigi noi veniamo per confrontarci, per contrattare, per trovare delle soluzioni. I lavoratori hanno mostrato grande senso di responsabilita’, bisognerebbe evitare che a pagare il prezzo di scelte e di errori che non sono dei lavoratori, come al solito siano le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Ilva’, ha continuato De Palma.
Noi chiederemo innanzitutto garanzie per i lavoratori e risposte rispetto a situazioni che si stanno determinando, tra l’altro in maniera scorretta nei confronti del sindacato, perche’ bastava chiamare le organizzazioni sindacali di Novi e di Genova annunciandogli e comunicandogli l’intenzione di questa comunicazione, quanto meno c’era un rispetto, ma vediamo che non c’e’ neppure questo’. Lo ha detto il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, prima dell’incontro sull’ex Ilva a Palazzo Chigi, dopo che questa mattina sono state inviate alle autorita’ locali di Liguria e Piemonte le comunicazioni che si siti di Genova e Novi Ligure saranno fermati temporaneamente entro il 15 novembre.
‘Le condizioni per poter continuare ci sono. Ovviamente bisogna fare un piano di decarbonizzazione, bisogna fare investimenti, bisogna rilanciare. Dobbiamo vedere pero’ cosa dice la Corte di Cassazione. Quindi nulla e’ scontato. La situazione e’ ancora drammatica. L’azienda si sta preparando a chiudere’, ha continuato Uliano, sottolineando che ‘siamo determinati innanzitutto a pretendere il decreto che debba in qualche modo mettere in sicurezza i lavoratori, perche’ qualora si arrivasse alla chiusura dell’area a caldo e’ inevitabile che bisogna mettere in sicurezza’ i lavoratori dell’indotto di Taranto dalle ‘minacce di licenziamento che sono avvenute nei giorni scorsi, ma altrettanto importante e’ avere le risposte per quanto riguarda il resto dei lavoratori, perche’ si sta prospettando una cassa integrazione di oltre 10.000 persone, e la messa in cassa in deroga per quanto riguarda l’indotto’. ( Radiocor)



