Palazzo Chigi convoca i sindacati. Sul tavolo ammortizzatori, incentivi e riconversione, mentre resta aperta la partita sul futuro dello stabilimento
La tutela dell’occupazione e la definizione del futuro industriale dell’ex Ilva entrano nella nuova fase della vertenza. Il Governo si prepara a presentare ai sindacati, nella mattinata di oggi, mercoledì 16 settembre, un pacchetto di misure pensato per accompagnare Taranto verso lo scenario determinato dalla prevista chiusura dell’area a caldo, fissata al 28 ottobre. Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, a Palazzo Chigi dovrebbe essere illustrata la bozza di un nuovo decreto dedicato ad Acciaierie d’Italia. Il provvedimento, elaborato con il coinvolgimento di più ministeri, potrebbe arrivare rapidamente in Consiglio dei ministri, convocato per le 16.30.
Il primo nodo è quello occupazionale. Lo stop dell’area a caldo potrebbe avere conseguenze sui lavoratori diretti e sull’indotto, dove alcune aziende hanno già avviato procedure di licenziamento collettivo. Tra le misure allo studio figurerebbero cassa integrazione e strumenti di accompagnamento alla pensione, insieme a interventi specifici per le imprese dell’indotto maggiormente legate alle commesse dello stabilimento.
Il pacchetto potrebbe comprendere anche incentivi alle nuove assunzioni nel territorio tarantino e un rafforzamento degli strumenti della Zes, con l’obiettivo di favorire e accelerare nuovi investimenti. Un altro capitolo riguarda la gestione delle procedure amministrative. Tra le ipotesi ci sarebbe infatti la nomina di un commissario incaricato di coordinare gli iter, così da ridurre i passaggi tra i diversi enti e velocizzare gli interventi legati alla riconversione delle aree. Resta però la questione principale: il futuro produttivo della siderurgia a Taranto. Nelle intenzioni dell’esecutivo, la chiusura dell’area a caldo non dovrebbe coincidere con la fine della produzione siderurgica. Secondo le indiscrezioni riportate da MF-Milano Finanza, il Governo starebbe valutando anche una partecipazione pubblica attraverso Invitalia nel futuro assetto societario, sia in caso di accordo con Jindal sia qualora prendesse forma la cordata italiana.
Le due ipotesi industriali si trovano però ancora in fasi differenti: Jindal ha già presentato una proposta, mentre il raggruppamento degli imprenditori siderurgici italiani è ancora alla manifestazione di interesse e alla valutazione dell’operazione. La possibile presenza dello Stato resta comunque legata, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, alla disponibilità di un piano industriale definito e sostenibile. Il confronto di Palazzo Chigi rappresenta quindi un passaggio importante soprattutto per le tutele occupazionali nella fase di transizione, mentre rimane ancora da definire il soggetto industriale che potrà assumere il controllo degli asset dell’ex Ilva e il relativo progetto per il futuro dello stabilimento.



