Le sigle sindacali sono intervenute, questa mattina, in audizione al Senato per il disegno di legge 2023 (d-l 154/2026 – Continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale) prima di essere ricevute a Palazzo Chigi
D’Alò (Fim Cisl): “La continuità produttiva deve diventare continuità lavorativa
“Continuità produttiva” oggi deve significare soprattutto continuità lavorativa per l’intero sistema industriale tarantino. È la posizione espressa da Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl, intervenuto in audizione sul decreto relativo alla continuità operativa degli impianti strategici. Secondo D’Alò, rispetto alle condizioni iniziali, il quadro è profondamente cambiato e occorre ora accompagnare la fase di transizione con un insieme di misure capaci di tutelare lavoratori e imprese. La priorità indicata dal sindacato è un piano industriale chiaro, sul quale costruire una rete di ammortizzatori sociali. Allo stesso tempo, D’Alò ritiene necessario definire con gli enti locali la posizione sul forno elettrico e sul DRI e, soprattutto, garantire allo Stato un ruolo di guida e di governance degli investimenti. Da qui la richiesta di un blocco dei licenziamenti e di strumenti di sostegno che comprendano anche i lavoratori delle aziende di appalto e dell’indotto, per evitare che la fase di transizione ricada esclusivamente sulle imprese e sui lavoratori. Per la Fim Cisl, dunque, la continuità non può essere intesa soltanto come mantenimento degli impianti, ma deve tradursi nella capacità di salvaguardare occupazione, filiera e prospettive industriali, accompagnando Taranto verso il nuovo assetto produttivo.
Scarpa (Fiom): “Prima mettere in sicurezza i lavoratori, poi costruire il futuro dell’ex Ilva”
“Da tempo siamo costretti a gestire un’emergenza dopo l’altra. Oggi siamo arrivati a un punto tragico e di svolta”. È quanto sottolineato da Loris Scarpa, segretario nazionale della Fiom, intervenuto in audizione sul decreto relativo alla continuità operativa degli impianti strategici. Per Scarpa, la priorità immediata è la messa in sicurezza dei lavoratori. Da qui la richiesta di rendere operativo il blocco dei licenziamenti a Taranto e di prevedere ammortizzatori sociali temporanei in grado di accompagnare questa fase di emergenza. Ma l’intervento, secondo la Fiom, non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. La vera sfida è capire se sarà possibile riprogrammare il futuro dell’ex Ilva, di Taranto e degli altri stabilimenti coinvolti, costruendo una prospettiva industriale di lungo periodo: “Non possiamo abbandonare nessuno”, ha ribadito Scarpa, chiedendo uno sforzo comune al Governo e a tutte le forze politiche. L’obiettivo, ha sottolineato, deve essere quello di utilizzare questo periodo per mettere in sicurezza l’occupazione e creare le condizioni per costruire un futuro industriale sostenibile.
Gambardella (Uilm): “Serve un piano industriale e un piano sociale”
La discussione sul decreto sulla continuità operativa degli impianti strategici si inserisce oggi in un contesto profondamente diverso da quello originario. A sottolinearlo è Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm, che richiama la necessità di dare rapidamente certezze e prospettive ai lavoratori e al territorio. Gambardella ha rivolto un appello alla politica affinché trovi una sintesi e metta in campo risposte concrete per scongiurare quello che il sindacato definisce da tempo il rischio di una “bomba sociale”, soprattutto in vista del possibile fermo dell’altoforno. La richiesta è quella di un piano industriale accompagnato da un piano sociale, capace di gestire la fase di transizione e sostenere i lavoratori. Tra le misure indicate, strumenti di sostegno al reddito e possibilità di uscita per chi è vicino ai requisiti pensionistici. “Il Governo e la politica devono necessariamente proporre un piano industriale e dare una prospettiva e una speranza”, ha sottolineato Gambardella, evidenziando la necessità di accompagnare il rilancio con tutele adeguate per attenuare l’impatto economico e sociale della crisi sulla città.
Rizzo (Usb): “Subito strumenti per tutelare occupazione e redditi”
La priorità, in questa fase, è tutelare tutti i lavoratori coinvolti nella crisi dell’ex Ilva, dagli addetti di Acciaierie d’Italia a quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’appalto. A ribadirlo è Franco Rizzo, rappresentante Usb, intervenuto in audizione sul decreto relativo alla continuità operativa degli impianti strategici. Rizzo ha richiamato l’urgenza di mettere in campo strumenti immediati a tutela dell’occupazione e dei redditi, considerando le circa ventimila famiglie coinvolte nella vicenda. Accanto all’emergenza, secondo Usb, è però necessario guardare oltre: dopo quattordici anni di crisi serve finalmente una programmazione industriale seria, capace di indicare una strada verso una soluzione strutturale: “Abbiamo consegnato tantissime proposte, che abbiamo aggiornato nel tempo, e anche oggi presentiamo le nostre”, ha sottolineato Rizzo, ribadendo che al centro delle scelte devono esserci i lavoratori, indicati come le principali vittime di una crisi che si è progressivamente aggravata.
Melchionno (Ugl Metalmeccanici): “Non possiamo rinunciare alla siderurgia”
La continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale deve essere garantita perché da essa dipendono migliaia di posti di lavoro, il sistema industriale e l’intero indotto del territorio tarantino. È la posizione espressa da Aurelio Melchionno, rappresentante dell’Ugl Metalmeccanici, intervenuto in audizione sul decreto relativo alla continuità produttiva. Melchionno ha richiamato la necessità di tutelare occupazione e produzione, nel rispetto delle decisioni della magistratura, individuando al tempo stesso soluzioni alternative concrete e praticabili. Il fattore tempo, ha sottolineato, è decisivo. Per l’Ugl serve un piano credibile, fondato su investimenti, manutenzione, sicurezza, innovazione e transizione energetica, capace di garantire una prospettiva alla siderurgia italiana. Occupazione e ambiente, secondo il sindacato, non devono essere messi in contrapposizione. Un ruolo centrale viene attribuito allo Stato, soprattutto nell’eventuale partecipazione pubblica alla realtà industriale. In questo quadro, Melchionno chiede anche un sistema di monitoraggio permanente, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, per verificare investimenti, livelli occupazionali, sicurezza e condizioni dell’indotto. “L’ex Ilva è una questione nazionale, di politica industriale, di autonomia produttiva e di difesa della manifattura italiana”, ha sottolineato Melchionno, ribadendo che l’Italia non può rinunciare alla siderurgia né permettere che l’incertezza determini la perdita di impianti, competenze e professionalità. L’obiettivo, ha concluso, deve essere evitare che una vicenda giudiziaria si trasformi in una crisi industriale e che quest’ultima diventi una crisi sociale, salvaguardando tutti i lavoratori, compresi quelli dell’indotto.



