di Rosa Surico
Meno di 24 ore alla Cerimonia di apertura dei XX Giochi del Mediterraneo, ma dai commenti degli utenti, sulle varie pagine social d’interesse (rigorosamente screenshottati da giorni), e imitando lo stesso linguaggio di un esperto metereologo qualunque, si potrebbe affermare: 100 i gradi secchi, percepiti la metà
Gradi ovvero u Priscije. L’ introducibile (perché troppo ricco di sfumature) concetto in dialetto pugliese. Ma si faccia prima una digressione.
Cosa resterà di questi anni ’80, per anacronismo, lascia il posto a un’ altra domanda bollente, dove la disputa tra gradi secchi e percepiti, coincide e non è Raf a farla.
“Cosa resterà di questi giochi dopo i giochi?” Lo chiede la Città dei Due Mari. Se la Sibilla Delfica non se l’ è sentita ancora di profeziare, di contro le risposte sibilline da certe stanze che caverne non sono, al -meno, non nell’ arredamento, non ha ancora risposto esaustivamente al quesito.
Ma torniamo al “priscje”: la sensazione irrefrenabile di stare per fare qualcosa di bello, l’ eccitazione gioiosa di un evento che sta per iniziare, la trepidante, elettrizzante attesa dai commenti analizzati sui social è stata percepita ma pare solo a metà. E’ risaputo che la barriera che si riesce a infrangere attraverso la comunicazione sui social, produce spesso sproloqui velenosi, ma in quest’ analisi esclusivamente del linguaggio utilizzato da alcuni utenti, l’ attesa per i giochi del Mediterraneo, non è risultata eccessiva, almeno non più del solito. Ha dato però l’ idea di essere, preventivamente, una città vestita a torto o a ragione, come la Zita di Ceglie ( Del Campo, a Bari) quella che in un tempo non collocabile, rimase sotto braccio al padre ( e al-meno meno-male) sull’ altare perché il fidanzato gli scrisse:
“La guerra m’ha chiamato, il mio amor non dovrai più aspettare sii libera bellezza del creato me non dovrai più amare”.
Non è bastato il positivy #mood alla Ferrarese, l’ uomo venuto da lontano, da Francavilla Fontana, per intenderci, con il sorriso rassicurante ma con il peso di un imperativo nei cantieri ( dicono), che con cellulare alla mano ha smentito passo passo, le accuse mosse contro i Giochi e l’ organizzazione dalla giornalista Gabanelli con la semplice ma perentoria frase a loop: “Non è assolutamente vero!
Non è servito essere puntuale, proprio come sarebbe dovuto esserlo, lo sposo, venuto meno, nella consegna dei lavori per gli impianti sportivi. Tra i vari commenti, il rispetto alla puntualità è la caratteristica quasi santa riconosciuta al Commissario dei Giochi, Ferrarese. La stessa puntualità che a Milano nelle riunioni di lavoro viene rispettata categoricamente, ma che da nord a sud, Milano compresa, nei cantieri, non è usuale.
I social sono social, esperti e meno esperti non si sono risparmiati da giudizi, previsioni catastrofiche o anche eccessivamente adulanti. E grazie alla Sibilla, per fortuna! Bandiere a vento in una direzione o nell’ altra, analisi secondo la propria percezione: moniti e suggerimenti in una città sofferente.
Come avviene in tutti i grandi eventi, compreso il matrimonio scansato dalla sposa di Bari, la frase sussurrata è sempre la stessa: “Come la fai fai, sbagli e almeno fai come ti pare o quasi“. Questo, uno dei sunti più utilizzati tra i vari commenti.
Selfie, compresi quelli dei vari politici nei punti più iconici della città vestita e lucidata per l’ occasione, entrate in campo di alcuni da gladiatori o come fossero ex calciatori con le scarpe ormai appese al chiodo, nel “gioiello” Stadio Erasmo Iacovone, perlustrazioni notturne con l’ effetto romantico dei colori affezionati rossoblù, o specchianti fotografie nelle piscine blu fronte mare, hanno fatto percepire un alto tasso di “priscje“.
Per poi scendere a metà. Di fronte ai grandi interrogativi. Taranto, Ex Ilva e Giochi. Taranto nei giorni dei Giochi e senza giochi dopo i giochi. Ancora per assonanza visiva come la zita di Ceglie che si immaginò poi sposata, ma il mal di testa non le faceva mai consumare, le notti dopo la prima notte di nozze: “Sì vanno bene i Giochi, e l’ ex Ilva poi? “
Preoccupazioni fondate, altre meno, suggestioni, critiche, spunti di riflessioni, nuova bellezza in città e scorci di solita bruttezza negli angoli sott u’ sol,uno degli interrogativi più preoccupanti o profetici? già da domani, si può sintetizzare con le parole di un certo Totò e riguarda la viabilità: “Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”?
Diatribe che ricordano trattati di s-filosofia, figuranti e s-figuranti, fattisti e dis- fattisti, lusi e disil – lusi, valori e dis- valori ( dello sport ehh) e il lavoro dove sta? Gufi e … Ma quando mai? Loro, i volatili , davvero non ne sanno niente, il priscje per i Giochi del Mediterraneo sembra essere a metà.
Intanto domani il primo dubbio amletico sta per essere dissolto e ricorda una scena del film di Nanni Moretti del ’78, Ecce Bombo: “Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”
La Meloni ha scelto di esserci, del resto la Puglia è rinomata zona turistica già. Perché non affacciarsi per i Giochi? All’ ex Ilva poi si pensa.
É bene ricordare che se il priscje è a metà, il piacere difficilmente lo è. O c’è o non c’è ( dicono)
E lo consigliava pure Gibran: “Non accettare mezza soluzione. Non credere alle mezze verità. Non sognare mezzo sogno. Non fantasticare sulle mezze speranze“.
A metà. Da Taranto. I Giochi del priscje a metà, prima dei Giochi.



