di Francesca Leoci
Dagli effetti sul microbioma all’impatto sulla salute mentale: come gli emulsionanti che rendono “perfetti” i nostri alimenti stanno alterando il nostro benessere fisico e psicologico
Avete mai fatto caso al fatto che i gelati, negli ultimi anni, tendono a non sciogliersi tanto facilmente nemmeno sotto il sole di mezzogiorno? Un vero miracolo della tecnologia alimentare. Ma dietro questo piacevole risultato, si nasconde qualcos’altro di molto meno gradevole per il nostro intestino. A determinare la compattezza innaturale degli alimenti, come quella dei gelati, è l’utilizzo di emulsionanti. Come lessi una volta nel libro di Chris Van Tulleken, possiamo capire se quello che abbiamo di fronte è un cibo ultraprocessato se tra gli ingredienti di cui è composto troviamo ingredienti che non troveremmo mai nella nostra cucina (ne parliamo in questo articolo).

È proprio il caso dei gelati, o almeno quelli confezionati e industrializzati. Gli alimenti trasformati, infatti, non solo contengono ingredienti poco salutari come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio e i grassi idrogenati, ma anche additivi utilizzati per garantire uniformità e conservazione. Tra questi, gli emulsionanti come la carbossimetilcellulosa (CMC) e il polisorbato 80 (P80). Un bel colpo per la salute fisica e mentale.
Il ruolo degli emulsionanti nell’industria alimentare

Gli emulsionanti, palesemente, sono fondamentali nella produzione di alimenti industriali per mantenere mescolabili ingredienti che naturalmente tenderebbero a separarsi, come olio e acqua. Un esempio pratico è la differenza tra condimenti per insalata fatti in casa (come la maionese) che tendono a separarsi, e quelli commerciali che rimangono stabili grazie a questi additivi.
La lista degli emulsionanti è lunga e include veri “architetti della consistenza perfetta” come la maltodestrina – che non solo emulsiona, ma addensa e altera la consistenza in modi che la natura non potrebbe mai immaginare – e la gomma di guar, che rende tutto più… gommoso e stabile. Ma qual è l’impatto che questi additivi hanno sulla nostra salute fisica e mentale?
Effetti sul cervello e sulla salute metabolica

Le ricerche hanno dimostrato che l’esposizione a CMC e P80 può causare infiammazione intestinale cronica, obesità, alterazioni del microbioma (qui un approfondimento sul microbioma) cambiamenti comportamentali (ansia nei maschi e riduzione della socialità nelle femmine). Secondo quanto pubblicato dai ricercatori su Scientific Reports, “il trattamento con emulsionanti altera i comportamenti ansiosi nei maschi e riduce il comportamento sociale nelle femmine modificando anche l’espressione dei neuropeptidi implicati nella modulazione dell’alimentazione e nei comportamenti sociali e ansiosi”. I dati dimostrerebbero che alcuni casi di disturbi comportamentali possono essere influenzati dall’esposizione ai moderni fattori di stress chimici e, in particolare, che gli emulsionanti alimentari sintetici possono essere considerati uno di questi fattori di stress. Gli emulsionanti alimentari potrebbero quindi confondere l’intestino e causare malattie metaboliche.
Le ricerche del 2015 hanno evidenziato come anche basse concentrazioni di emulsionanti possano provocare serie conseguenze sulla salute metabolica. La natura simil-detergente di queste sostanze può compromettere le delicate interazioni tra il muco intestinale e i batteri, alterando la barriera protettiva naturale dell’intestino. Questo danneggiamento può portare a infiammazione cronica e contribuire all’aumento delle malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Il legame tra emulsionanti e depressione
L’infiammazione cronica provocata dagli emulsionanti però non ricade negativamente solo sull’organismo, ma si è rivelata strettamente correlata anche alla depressione. Il professor Edward Bullmore dell’Università di Cambridge stima che circa un terzo dei pazienti depressi presenti una significativa componente infiammatoria. L’infiammazione attiva le cellule cerebrali chiamate microglia, interferendo con la produzione di serotonina e melatonina, e può portare ad ansia e agitazione.
Il caso particolare della Carragenina
Un capitolo a parte merita la carragenina, un emulsionante estratto dalle alghe rosse ampiamente utilizzato nell’industria alimentare. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato la sua forma degradata come possibile cancerogeno. A preoccupare è soprattutto il fatto che l’acido gastrico potrebbe potenzialmente trasformare la carragenina alimentare in questa forma degradata più pericolosa, aumentando il rischio di ulcere intestinali e potenziali formazioni tumorali.
Quello che la scienza sta ancora scoprendo
Mentre ci godiamo questi prodotti “immortali”, la scienza sta ancora cercando di capirne appieno gli effetti a lungo termine. Il microbiota intestinale è un campo relativamente nuovo, e quando questi additivi sono stati approvati, nessuno si preoccupava di come avrebbero interagito con i miliardi di batteri nel nostro intestino. Non si tratta più solo di capire se un ingrediente causa un problema immediato, ma di valutare gli effetti a lungo termine sulla nostra salute.
Ma quanto è difficile evitare gli additivi?

La triste realtà è che evitare questi “rovina-appetito” non è affatto semplice. Molti prodotti, anche quelli che si spacciano per naturali o sani, ne sono pieni. Provate a leggere gli ingredienti di tanti prodotti che girano per le case, soprattutto quelli usati per la colazione, latte di soia e di avena compresi, e troverete almeno uno di questi additivi. La difficoltà sta anche nel fatto che gli stessi emulsionanti possono avere nomi diversi o presentarsi sotto forme diverse. La maltodestrina, ad esempio, può derivare da amido di mais, riso o grano. Un vero rompicapo per il consumatore attento.
Dove si possono trovare gli emulsionanti?
Oltre alla carbossimetilcellulosa, al polisorbato 80 e alla carragenina, emulsionanti simili includono la lecitina, la gomma di xantano, i mono e digliceridi degli acidi grassi, gli stearoillatilati, gli esteri di saccarosio e il poliglicerolo policlorinoleato. Tutti emulsionanti ampiamente usati nella preparazione degli alimenti trasformati per:
- migliorare l’aspetto dei cibi impedendo la separazione degli ingredienti o mostrare altri segni di instabilità
- aumentare il tempo di conservazione, migliorare il gusto, il colore, l’odore e la palatabilità del cibo
- mascherare le sensazioni sgradevoli
- produrre alimenti a basso contenuto di grassi con la stessa sensazione in bocca delle alternative a contenuto elevato di grassi.
Al giorno d’oggi, gli emulsionanti sono presenti in una vasta gamma di prodotti alimentari trasformati: dai prodotti da forno alle bevande, dai gelati ai condimenti. La crescente evidenza dei rischi associati agli emulsionanti ci porta a credere quindi che sia necessario un approccio più cauto al consumo di alimenti trasformati. Tuttavia, sembra quasi impossibile conoscere l’esatta quantità di emulsionanti consumati quotidianamente, soprattutto considerando che alcuni non devono essere dichiarati in etichetta se presenti in percentuali inferiori al 5%. La soluzione più efficace è sempre quella di privilegiare alimenti naturali e non processati. È fondamentale, per preservare la nostra salute fisica e mentale, scegliere una dieta basata su cibi integrali e non trasformati.
Quindi, la prossima volta che deciderete di mangiare della maionese, o il fatidico e rinfrescante gelato, ponete attenzione alla sua consistenza. Prediligete quello che ancora tende a sciogliersi rispetto ai Maxibon compatti e irremovibili. Dopotutto, a volte, qualche macchia sulla camicia vale la pena, se significa preservare la nostra salute intestinale.