Un post sarcastico del figlio del fondatore dell’azienda di divani Natuzzi scatena le critiche del PD e mette in tensione operai e istituzioni
“Elly, per favore, siediti su una scatola di ricci di mare.” Con questa frase in dialetto barese pubblicata sui social, Pasquale Natuzzi Junior, figlio del fondatore della multinazionale pugliese dei divani, ha preso di mira la Segretaria nazionale del PD, Elly Schlein. La leader del partito era in visita a Santeramo lo scorso giovedì per esprimere solidarietà ai lavoratori dello stabilimento, impegnati in una mobilitazione contro il piano industriale dell’azienda, che prevede la cassa integrazione per 1.800 dipendenti, la chiusura di uno stabilimento pugliese e la delocalizzazione di alcune produzioni in Romania.
Il post di Natuzzi Junior ha suscitato forti reazioni. Domenico De Santis, segretario regionale del PD, ha definito il messaggio “indegno e offensivo nei confronti degli operai che rischiano il posto di lavoro”, chiedendo alla proprietà dell’azienda una chiara presa di distanza.
“La nuova generazione dei Natuzzi – ha aggiunto De Santis – dimostra di non avere alcuna cultura imprenditoriale e di non essere all’altezza della storia dell’azienda. Questo è preoccupante.” Durante l’incontro con la Segretaria PD, gli operai hanno raccontato le loro difficoltà, la mortificazione della cassa integrazione e il timore di perdere il lavoro. “Non si scherza sulla pelle di migliaia di persone e delle loro famiglie, né si deride chi se ne preoccupa”, ha sottolineato il segretario pugliese.
Nella serata di ieri, Natuzzi Junior ha pubblicato un post di scuse, ammettendo di aver espresso un pensiero personale senza considerare il possibile equivoco tra la sfera privata e il prestigio del nome che porta. “Il momento difficile che stiamo attraversando richiede serietà, attenzione e senso di responsabilità da parte di tutti, a partire da me. Continuerò a impegnarmi affinché il dialogo resti rispettoso verso le istituzioni e mi scuso se il mio post abbia creato dubbi”, ha scritto.
Crediti foto: La Repubblica



