di Angelo Nasuto
Quattro gli indagati che avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o richiedere un interrogatorio dinanzi al pubblico ministero, per esporre le proprie ragioni, prima che la procura decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l’archiviazione del procedimento
Le elezioni amministrative di Massafra dell’anno scorso sono sotto l’occhio del ciclone. Non ci sono problematiche e dubbi su colore che stanno esercitando la propria attività politico amministrativa, bensì su quattro candidati consiglieri all’ultima tornata elettorale avvenuta nel 2025. Questi quattro candidati sono accusati di falsità ideologica commessa in atto pubblico per aver omesso di dichiarare condanne definitive superiori ai due anni di reclusione al momento della presentazione delle liste.
La notizia, emersa dopo la conclusione delle indagini nei giorni scorsi, grazie al lavoro del pubblico ministero Isceri, titolare del fascicolo coordinato con l’attività investigativa della Digos di Taranto, riguarda quattro massafresi: Alessandro Albanese. Stefano Vinci, Giovanni Scialpi e Fernando Semeraro. I primi due figuravano nelle liste dell’Unione di Centro e tra questi proprio Albanese, dopo un buon successo personale riportato alle urne, si accingeva ad entrare nel Consiglio Comunale. Ma a causa proprio delle verifiche condotte dall’ufficio elettorale lo stesso Albanese veniva escluso dal consesso della massima assise cittadina, attivando la chiamata del secondo classificato nelle propria lista (l’attuale consigliere comunale Carmela Mastrangelo).
Gli altri due candidati coinvolti figuravano uno (Giovanni Scialpi) nella lista Massafra Libera, a sostegno dell’attuale sindaco, mentre l’altro (Fernando Semeraro) si era schierato nella lista denominata Costituente di Centro per Massafra, in appoggio alla candidatura di primo cittadino di Giuseppe Losavio, oggi consigliere di minoranza. Il quadro delineato dagli inquirenti riguarda la violazione degli obblighi dichiarativi previsti per chi aspira a una carica pubblica, poiché la presenza di pene definitive oltre la soglia dei 24 mesi costituisce una condizione ostativa all’eleggibilità.
Tecnicamente con la chiusura dell’inchiesta ed il relativo resoconto, ora i quattro indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o richiedere un interrogatorio dinanzi al pubblico ministero, per esporre le proprie ragioni, prima che la procura decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l’archiviazione del procedimento. La vicenda giudiziaria non intralcia neanche in minima parte la vita politico amministrativa delle Tebaide, ma consente di costatare un certa celerità e superficialità nella corsa alla candidatura, quando in città si apre la corsa alle competizioni elettorali.



