Proseguono le indagini per individuare il sesto componente della baby gang che ha aggredito il giovane maliano. È al vaglio degli inquirenti l’ipotesi del movente razziale
Potrebbe aggravarsi con l’ipotesi di un movente razziale il quadro dell’omicidio di Bakari Sako, 35 anni, originario del Mali, morto sabato 9 maggio a Taranto. L’ipotesi è al vaglio degli inquirenti, che stanno ricostruendo la dinamica dell’aggressione.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Sako stava andando al lavoro quando sarebbe stato accerchiato da un gruppo di giovani che lo avrebbero aggredito con calci e pugni. Nel corso dell’attacco, un quindicenne avrebbe estratto un coltello colpendolo mortalmente. Il minorenne, nella giornata di ieri, ha confessato l’accaduto e ha consentito il recupero dell’arma da parte della Polizia.
Dopo l’aggressione, la vittima avrebbe cercato rifugio in un bar della zona, senza però ricevere aiuto: secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il titolare lo avrebbe invitato a lasciare il locale senza allertare le forze dell’ordine.
Sono al momento cinque i giovani fermati per l’omicidio: un maggiorenne e quattro minorenni. Le indagini, tuttavia, proseguono per identificare un sesto componente del gruppo che avrebbe partecipato all’aggressione.



