di Rosa Surico
Si è spento all’ età di quasi 87 anni, uno dei più grandi maestri di musica e gentilezza, della musica italiana e partenopea
Era il 1990 Massimo Troisi, ospite a Domenica In, in una delle sue gag in cui ribaltva comicamente il proprio ruolo di intervistato facendosi spalleggiare da Pippo Baudo, rende protagonista di un monologo surreale il grande Peppino di Capri e il leghista Bossi.
Durante la puntata Troisi improvvisa una battuta su un presunto disco a 45 giri di Peppino Di Capri trovato a casa del leader della Lega. Descrive in maniera dettagliata che lo stesso, chiuso in bagno a radersi allo specchio, viene sorpreso dalla moglie a cantare “Malatie” di Peppino di Capri e sarà anche scoperto dai suoi amici durante una cena.
L’ intento della satira brillante del Troisi, era quello di ironizzare sulla presunta passione segreta di Bossi per la musica napoletana, nonostante i comizi contro il Sud.
Il 1990 infatti, fu l’ anno del primo raduno a Pontida del partito della Lega, dove compare lo slogan “Roma Ladrona” , fu l’ anno della sua evoluzione, del sogno poi infranto della Padania e della secessione fiscale, delle regioni del sud alla berlina dalle regioni del nord, appollaiati sul Carroccio.
“Malatie” il testo citato e interpretato per qualche istante da Troisi, è un classico della canzone napoletana. Fu inciso da un giovanissimo Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, nel 1955. Nato nell’ isola di Capri il 27 luglio 1939, può essere annoverato oggi tra i maggiori esponenti della musica leggera italiana e partenopea.
Dallo stile elegante, seduto spesso al suo pianoforte, la sua voce vibrava di note e “sentiment“. La sua discografia, con oltre 35 milioni di dischi venduti, spazia tra più generi. Centinaia di testi, oltre 36 dischi tra brani melodici napoletani, rock ‘nroll e twist, canzoni pop d’ autore anche in lingua Inglese.
Romanticismo, passione, nostalgia, amore vissuto, finanche perduto celebrato con un brindisi: solo alcuni dei temi più presenti nelle sue canzoni.
Ha fatto sognare diverse generazioni restando autentico, rimanendo fedele alla propria identità musicale, senza mai rinnegarla e facendosi ispirare dalla sua amata isola di Capri.
Ciò che la politica di quegli anni e oltre, tentò di dividere, Peppino ha continuato ad unire, seduto semplicemente al piano con la sua aria da italiano gentiluomo, di Napoli.
Illuminato dalla “Luna caprese” (1960), emoziando con “Un grande amore e niente più“(1988), nel giorno della sua morte, azzardiamo visivamente la continuazione di una delle più colorite gag dell’ altro grandissimo artista napoletano, Massimo Troisi.
Lo immaginiamo, che arrivato da qualche parte oggi, debba aver risposto a qualcuno, il quale, diffidente, abbia subito chiesto chi fosse e da dove provenisse, così:
Peppino, semplicemente Peppino di Capri.
Ma po’ è frnut chella frennesia, chella malatie e sparter l’ Italia!? ( Ma poi è finita quella frenesia, quella malattia di dividere l’ Italia!?)
Cameriere Champagne! Brindisi!
Buon viaggio grande maestro!



