“Questo depotenziamento del Polo Microinquinanti è accompagnato da un significativo taglio delle risorse: da circa 4 milioni di euro annui si passerà a soli 2,5 milioni per l’intero anno”
“Ci risiamo. La transizione a Taranto rimane solo esercizio astratto e poi quando bisogna assumere atti che ne sostanzino efficacia e attuazione i buoni propositi si perdono tutti per strada. Stavamo ancora a discutere della possibile cancellazione della sede nazionale per la Soprintendenza al patrimonio culturale subacqueo e della mancata allocazione del museo che si farà su Nave Garibaldi, che ora le preoccupazioni si trasferiscono anche sul Polo microinquinanti DAP di Taranto la cui direzione scientifica passerebbe ora sotto la direzione scientifica degli uffici di Bari di ARPA Puglia”.
Così Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil di Taranto, esprimendo il suo disappunto riguardo a questo “svuotamento” delle competenze dell’ufficio, che ha svolto un ruolo cruciale nella rilevazione degli inquinanti nell’area SIN di Taranto. “È una questione di lavoro e di dignità”, afferma Mimmo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil Taranto, che segue da vicino la situazione dei ricercatori e tecnici che rischiano di passare sotto il controllo diretto del coordinamento scientifico di Bari.
Di fronte a tale situazione, Cgil e Fp Cgil Taranto hanno inviato una lettera al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e al direttore dell’ARPA Puglia, Vito Bruno, chiedendo urgentemente un tavolo di confronto.
“Non si tratta solo di questioni geografiche – sottolineano D’Arcangelo e Sardelli – Questo depotenziamento del Polo Microinquinanti è accompagnato da un significativo taglio delle risorse: da circa 4 milioni di euro annui si passerà a soli 2,5 milioni per l’intero anno. Inoltre, il personale attualmente impegnato è ridotto a 40 unità rispetto alle 146 previste nel Piano Taranto”.
Mentre si profila un ulteriore avvicendamento societario alla guida del polo siderurgico di Taranto, nuvole scure si addensano sul futuro di questa importante istituzione di controllo. “Vogliamo capire perché e identificare le responsabilità per evitare la perdita di autonomia, investimenti e competenze fondamentali per il territorio”, concludono i segretari.



