Il prossimo 2 luglio sarà presentato il dossier sull’ emergenza occupazionale e culturale in IV Commissione Consiliare della Regione
La crisi dell’industria cinematografica e audiovisiva in Puglia entra ufficialmente nell’agenda politica regionale. L’Unione Sindacale di Base (USB) Cinema e Audiovisivo annuncia di essere stata convocata in Sesta Commissione Consiliare della Regione Puglia per discutere la drammatica situazione lavorativa delle maestranze locali e tracciare le linee guida per un rilancio necessario del comparto cinematografico regionale. Durante l’audizione – fanno sapere – verranno esposti i risultati della recente indagine statistica curata da USB Cinema (aggiornata a maggio 2026). I dati raccolti su un campione di professionisti pugliesi (operanti in reparti chiave come produzione, regia, trucco, scenografia, fotografia ed elettricisti e macchinisti) fotografano un settore letteralmente in ginocchio, minacciato da una vera e propria desertificazione occupazionale e culturale.I dati del collasso: un lavoratore su tre a “zero giornate” nel 2026
Il dossier che USB presenterà alla Commissione evidenzia cifre allarmanti che certificano il crollo verticale dei contratti sul territorio negli ultimi tre anni:•
Disoccupazione dilagante: Ben il 75,6% dei professionisti cinematografici intervistati dichiara di non stare lavorando al momento. Tra questi, il 48,4% è fermo da almeno 3 mesi, mentre ben il 26,6% subisce un blocco totale delle attività che supera i 12 mesi.•
Azzeramento dei contratti: Il calo delle giornate lavorative in Puglia è vertiginoso. Se nel 2024 la quota di chi registrava zero giornate era del 19,2%, nel 2026 la percentuale di lavoratori rimasti totalmente a secco di contratti sul territorio regionale è schizzata al 35,9%.•
Perdita dell’anno contributivo: Se nel 2024 e 2025 circa un quinto dei lavoratori (20,5%) riusciva a superare la soglia minima delle 90 giornate contributive totali per maturare l’anno pensionistico, nel 2026 ci è riuscito appena il 6,4% del campione.•
Vulnerabilità economica: La discontinuità strutturale del settore non trova un paracadute adeguato. Solo il 32,1% ha potuto usufruire della NASPI nel 2026, mentre l’88,5% non ha accesso ad alcun altro ammortizzatore sociale o strumento di sostegno al reddito.•
Fuga dal settore: a causa di questa crisi – concludono – pur di sopravvivere, il 59% delle maestranze ha dovuto svolgere lavoretti secondari (ristorazione, commercio, turismo) , e il 67% sta valutando seriamente di abbandonare definitivamente il mondo del cinema.



