di Francesca Leoci
L’analisi del Sole 24 Ore fotografa una Regione in difficoltà nel garantire servizi adeguati ai più piccoli. Il capoluogo si difende, mentre Lecce, Brindisi, Taranto e Foggia scivolano nelle ultime 30 posizioni. Preoccupante il dato demografico: previsto un calo del 49,5% di under 14 nel Sud Italia entro il 2080
In un’Italia sempre più a corto di bambini, con un calo demografico che minaccia di dimezzare la popolazione under 14 nel Mezzogiorno entro il 2080 – dai 12 milioni di bambini del 1982 ai 7.019.165 di oggi – la Puglia si conferma territorio di contrasti nella qualità della vita offerta ai più piccoli. L’indagine del Sole 24 Ore 2025, che analizza 15 parametri chiave per il benessere dell’infanzia, posiziona Bari intorno alla 60esima posizione nazionale, unica provincia pugliese a mantenersi nella metà superiore della classifica. Decisamente più critica la situazione delle altre province – Lecce, Brindisi, Taranto e Foggia – che si collocano tutte oltre l’80esima posizione su 107 territori analizzati.
Criticità nei servizi e nell’istruzione: il gap con il Nord
A preoccupare sono, in particolare, i dati sui servizi all’infanzia: mentre la capolista Gorizia raggiunge picchi di eccellenza, le province pugliesi registrano una copertura di asili nido e servizi integrativi che raramente supera il 15% dei potenziali utenti, contro una media nazionale del 28%. Stesso divario si riscontra nella presenza di mense scolastiche e palestre, dove il gap con il Nord risulta ancora più marcato.
Sul fronte delle competenze scolastiche, mentre Lecco si distingue con un secondo posto nelle competenze numeriche e un terzo in quelle alfabetiche, le province pugliesi si attestano nella seconda metà della classifica, con performance particolarmente critiche nel sud della regione.
Relazioni familiari e fondi Pnrr
Segnali positivi arrivano invece da due indicatori specifici: le relazioni familiari, dove la Puglia si posiziona stabilmente nella top 30 nazionale, e i fondi Pnrr per l’istruzione, con stanziamenti significativi che superano i 100 milioni di euro per provincia.
Tra declino demografico e necessità di intervento
Il quadro che emerge è quello di una regione a due velocità: da un lato abbiamo il capoluogo che mantiene standard accettabili, dall’altro un Sud che fatica a garantire servizi essenziali. La vera sfida sarà utilizzare efficacemente i fondi Pnrr per colmare questo gap. La proiezione demografica è particolarmente allarmante: se il trend attuale non verrà invertito, il Sud Italia perderà il 49,5% dei suoi bambini entro il 2080. Un dato che per la Puglia si tradurrebbe in circa 250.000 bambini in meno, con conseguenze devastanti sul tessuto sociale ed economico della regione.
L’unico dato in controtendenza riguarda il tasso di fecondità, che nel Sud e in Puglia si mantiene leggermente superiore alla media nazionale, attestandosi intorno a 1,2 figli per donna, contro una media nazionale di 1,15. Un vantaggio che rischia però di essere vanificato dalla carenza di servizi e dalla conseguente migrazione delle giovani famiglie verso territori più attrezzati. Un circolo vizioso che va spezzato. Senza servizi adeguati, le famiglie continueranno inevitabilmente a spostarsi verso il Nord, alimentando ulteriormente il declino demografico del Mezzogiorno.