di Federico D’Addato
La costruzione della parrocchia di San Giuseppe Moscati, nel quartiere Paolo VI, nasce con l’obiettivo di restituire spazi di aggregazione alla comunità, con un’attenzione particolare ai bambini e alle famiglie
Materassi sfondati, sanitari abbandonati, rifiuti ingombranti che si accumulano come strati geologici dell’incuria, questo lo scenario nei pressi del terreno dove verrà edificata la nuova Chiesa “San Giuseppe Moscati” nel quartiere Paolo VI a Taranto. A pochi passi dalle “case a specchio” un’area urbana che sembrerebbe aver smesso di fare parte della città. La domanda è allo stesso tempo semplice e urgente: cosa serve per sottrarre uno spazio all’abbandono?
La risposta che sta prendendo forma in questa periferia tarantina passa per un presidio inatteso: la parrocchia “San Giuseppe Moscati”. Lo stato attuale dell’area è evidente, cronico. Con il prossimo avvio del cantiere per la costruzione della nuova Chiesa, il Comune oggi tenta di arginare il degrado ed ha avviato le procedure di pulizia e controllo dell’area, ma la sproporzione tra interventi ordinari e problemi strutturali è lampante. Non ci si è trovati contro una situazione inaspettata o sconosciuta, ma una condizione che si è stratificata negli anni, figlia del disinteresse di amministrazioni nei confronti delle periferie, sempre più, appunto, periferiche e marginali.
Don Marco Crispino parla dell’obiettivo della nuova costruzione: restituire questi spazi alla comunità e ai bambini del quartiere. Il parroco inoltre spiega come questo progetto, atteso da oltre 30 anni, ora stia prendendo vita grazie alla CEI, che finanzia il 75% dell’opera, dei fedeli e della comunità.
Quanto accade ci conduce, come cittadini, a due riflessioni principali: perché una parrocchia può fare la differenza dove altre istituzioni faticano? Perché garantisce presenza quotidiana, continuità, radicamento. Dove il pubblico interviene a intermittenza (per mancanza di mezzi o volontà, talvolta per interesse elettorale), il presidio parrocchiale costruisce relazioni, crea reti, offre riferimenti stabili. Il degrado si rimuove con le ruspe, ma si previene con la politica. E con chi, ogni giorno, decide di restare.


