In tanti hanno legittimamente rivendicato un ruolo nella rinascita dello Iacovone. È giusto così. Ma un posto importante in questa storia lo meritano anche la Green Esport, Graziano Torsello e tutte le professionalità, vicine a lui, che hanno contribuito a restituire allo stadio un manto erboso di livello UEFA, autentico motivo d’orgoglio per il nostro territorio
Lo stadio Iacovone è da sempre il salotto buono dello sport tarantino. Un luogo dell’anima, prima ancora che un impianto sportivo. E proprio per questo, quando la sua ristrutturazione è diventata parte integrante della grande sfida dei Giochi del Mediterraneo, tutta la città ha seguito quei lavori con attenzione, curiosità e, perché no, anche con qualche apprensione.
In due anni lo Iacovone ha cambiato completamente fisionomia, pur conservando una parte della vecchia struttura, quella degli anelli superiori. Una corsa contro il tempo, con il timore che la ristrettezza dei tempi potesse compromettere l’appuntamento con un evento così importante per Taranto.
Abbiamo seguito lo smantellamento, l’abbattimento di una parte degli spalti, la posa della struttura metallica, sino alla copertura. Ruspe, betoniere, gru e macchinari hanno attraversato per mesi quello che, per noi tarantini, è sempre stato il terreno sacro sul quale Erasmo Iacovone e tanti altri campioni hanno fatto sognare generazioni di tifosi a suon di gol.
E mentre lo stadio prendeva la sua nuova forma, una domanda continuava a rimbalzare: ma l’erbetta, quella vera, sarebbe riuscita a ricrescere in tempo? Poi, sul terreno dello Iacovone, è entrato Graziano Torsello, groundsman della Green Esport di Casarano, azienda specializzata nell’allestimento e nella manutenzione di superfici sportive in erba naturale e sintetica, oltre che negli impianti di irrigazione con PichWatering. Tra i quali anche il Via del Mare di Lecce.
Da quel momento l’attenzione si è spostata sul campo. E quelle che erano sembrate soltanto speranze hanno cominciato a trasformarsi in certezze. Nelle ore notturne abbiamo seguito, quasi con il fiato sospeso, la posa dei big rolls che Bindi prati faceva arrivare da Roma. Uomini, macchine, pazienza e precisione. Metro dopo metro, il verde ricopriva lo sterrato. Anche chi guardava con scetticismo ha cominciato a crederci.
È capitato anche a me di svegliarmi nel cuore della notte per andare a vedere le immagini che lo stesso Torsello pubblicava sui suoi social, quasi in diretta. Sino a quell’alba, a pochi giorni dall’inaugurazione dei Giochi, quando lo Iacovone si è presentato con il suo nuovo vestito verde. Un colpo d’occhio straordinario. E subito la corsa degli appassionati per una fotografia, un selfie, un ricordo.
In tanti hanno legittimamente rivendicato un ruolo nella rinascita dello Iacovone. È giusto così. Ma un posto importante in questa storia lo meritano anche la Green Esport, Graziano Torsello e tutte le professionalità, vicine a lui, che hanno contribuito a restituire allo stadio un manto erboso di livello UEFA, autentico motivo d’orgoglio per il nostro territorio.
Adesso l’auspicio è che quella collaborazione possa continuare nel tempo, garantendo allo Iacovone la cura e l’attenzione che un terreno di gioco di questo livello richiede. E lo stesso ragionamento vale per il campo B. Il sintetico, inevitabilmente segnato dal passaggio dei mezzi pesanti durante i lavori, dovrà essere sistemato. Si parla anche di un intervento sugli spogliatoi, con l’idea di trasformare quel campo nella vera e propria “Casa Taranto”, destinata agli allenamenti della prima squadra e del settore giovanile.
Sarebbe una soluzione importante, forse decisiva. Perché una società di calcio ha bisogno anche di una casa nella quale allenarsi, programmare, crescere e costruire i propri risultati. Riportare il Taranto a vivere quotidianamente lo Iacovone significherebbe risolvere non soltanto un problema logistico, ma ricomporre un pezzo importante del rapporto tra squadra, società, stadio e città.
Ora, però, serve soprattutto concretezza. Lo Iacovone deve essere riconsegnato alla città nel minor tempo possibile, naturalmente nel pieno rispetto delle norme, delle verifiche e di tutte le condizioni necessarie per garantire sicurezza e funzionalità. Non è una corsa contro qualcuno. È una corsa per Taranto. Perché dopo aver visto rinascere il prato, dopo aver assistito alla trasformazione dello stadio e dopo aver accompagnato con passione questa lunga rincorsa ai Giochi, c’è ancora un’immagine che manca. Quella del Taranto che torna a casa. E del suo pubblico che finalmente può riabbracciarlo.


