Il caso della società calcistica Siracusa. E gli equilibri precari della terza serie professionistica italiana
Nel calcio, si dice spesso che “non si sa quello che non si fa”. Ma a volte ciò che inquieta è proprio quello che, se fosse stato fatto, non si sarebbe dovuto fare.
Il tema della sostenibilità economica nel sistema professionistico italiano è ormai centrale. La terza serie, organizzata dalla Lega Pro, conta oggi sessanta club professionistici, molti dei quali alle prese con difficoltà finanziarie e strutturali che pongono interrogativi seri sulla tenuta complessiva del sistema. Non è un mistero che si discuta, da tempo, di una drastica riduzione del numero delle società ammesse al professionismo, nell’ottica di una riforma che privilegi solidità e sostenibilità.
In questo contesto si inserirebbe la vicenda del Siracusa Calcio, la cui stabilità economica non garantirebbe, il condizionale è d’obbligo, la necessaria competitività sportiva nel girone C. Dopo le inadempienze amministrative relative al bimestre settembre/ottobre 2025, per le quali la società è in attesa di un prossimo giudizio sportivo, ulteriori criticità sarebbero emerse in prossimità della scadenza federale del 16 febbraio scorso.
Le rassicurazioni verbali del presidente Alessandro Ricci non avrebbero trovato riscontro nei fatti. Secondo indiscrezioni che, se confermate, assumerebbero contorni estremamente gravi, il club, impossibilitato a operare sul conto corrente acceso presso Monte dei Paschi di Siena, che sarebbe stato bloccato da ingiunzioni di pagamento, avrebbe provveduto al pagamento degli emolumenti di novembre e dicembre 2025 attraverso un conto ordinario, riconducibile al settore giovanile, anziché tramite il conto “dedicato” previsto dalle norme federali.
Una violazione che, qualora accertata, comporterebbe l’ennesimo deferimento per inadempienza amministrativa. Ma la questione più delicata sarebbe un’altra. Sempre secondo le indiscrezioni trapelate, la Lega Pro avrebbe provveduto direttamente, per conto della società siciliana, al pagamento degli F24 relativi agli oneri previdenziali, fiscali e del fondo fine carriera relativi alle stesse mensilità, utilizzando somme derivanti da un attivo di campagna trasferimenti.
Se tale circostanza rispondesse al vero, ci si troverebbe di fronte a una possibile violazione delle norme federali, che invece consentono alla Lega Pro di intervenire, nel caso più deprecabile, esclusivamente per il pagamento degli emolumenti ai tesserati e non per coprire obblighi fiscali e contributivi (Sistema delle Licenze Nazionali). Un intervento che, in ipotesi, avrebbe evitato al Siracusa la recidiva e la conseguente esclusione dal campionato.
Ed è qui che il tema smette di essere una questione locale e diventa sistemica. Perché se la Lega Pro avesse realmente operato in tal modo, si porrebbe un problema di credibilità istituzionale. Il tentativo, sempre in ipotesi, di evitare l’ennesimo terremoto nella classifica del girone C, con tutte le ripercussioni mediatiche e sportive del caso, rischierebbe di apparire come una scelta discrezionale e non conforme alle regole.
Il presidente Matteo Marani, garante dell’equilibrio e della correttezza dell’ordinamento della terza serie, sarebbe chiamato a chiarire pubblicamente ogni aspetto della vicenda (Art. 4 comma 1 Codice di Giustizia Sportiva). Perché la tutela dell’immagine non può mai prevalere sulla tutela delle norme. E se davvero fosse stata concessa una “corsia preferenziale” a un club in difficoltà, le società attualmente coinvolte nella lotta per evitare retrocessione e play out, Foggia, Giugliano, Cavese, Latina, Picerno, avrebbero pieno titolo per interrogarsi sulla parità di trattamento.
La questione è tanto più grave nel momento in cui si discute di una riforma strutturale dei campionati, con nuove regole per l’accesso e la permanenza nel professionismo e una ridefinizione dei rapporti con la Lega Nazionale Dilettanti. Non si può invocare rigore e sostenibilità e, al contempo, tollerare, se confermate, deroghe sostanziali alle norme. Ora spetta alla Procura Federale fare piena luce sulla vicenda anche per le eventuali responsabilità della Lega.
Il calcio italiano ha bisogno di regole certe, applicate senza eccezioni. Se i fatti dovessero essere accertati nei termini emersi, non sarebbe soltanto una vicenda disciplinare: sarebbe l’ennesima ferita alla credibilità del sistema. E allora sì, verrebbe da chiedersi se la riforma non debba partire proprio da qui: dal rispetto rigoroso delle regole, senza sconti per nessuno.


