di Angelo Nasuto
Il trionfo di tre ex giovani della Virtus Massafra nella Coppa Puglia Under 15 dimostra la qualità del lavoro svolto nelle realtà provinciali. Un modello virtuoso che invita il movimento nazionale a tornare a investire su merito e formazione
La Massafra calcistica giovanile, a fronte delle delusioni della prima squadra, retrocessa in Promozione e in completo disfacimento per il disimpegno della società, non smette di stupire. L’ultimo successo raggiunto ha il nome di tre protagonisti: Rocco Esposito, Lorenzo Sarpa, Niccolò Del Sole. Questi ragazzi, classe 2011, ex tesserati della Virtus Massafra, società di calcio giovanile della cittadina jonica, hanno alzato la Coppa Puglia Under 15 con la Virtus Francavilla, formazione dove sono confluiti per ben figurare, battendo 1-0 nella finale disputata ieri la Fidelis Andria allo Stadio di Acquaviva delle Fonti.
Grande è la soddisfazione di tutta la Virtus Massafra ed in particolare del suo allenatore Giuseppe Esposito, il quale ha espresso il proprio orgoglio e la sua gioia con un post sul suo profilo Facebook, evidenziando che da Massafra, realtà provinciale, si possano raggiungere traguardi importanti come la vetta regionale. “Voi siete la dimostrazione – ha chiosato Esposito – che da qui si può arrivare ovunque.Godetevi ogni secondo di questa vittoria, perché ve la meritate tutta. L’orgoglio suscitato è infinito e vi arriva da tutta la famiglia Virtus Massafra”.
Al di là del risultato sportivo, il dato che emerge con forza è un altro: il calcio giovanile italiano continua a dimostrare una vitalità straordinaria, soprattutto nelle numerose realtà provinciali che rappresentano il cuore pulsante del movimento. Un patrimonio fatto di passione, competenza e impegno quotidiano, spesso lontano dai riflettori ma capace di formare atleti e persone.
Le criticità sembrano manifestarsi nel passaggio verso il calcio professionistico di alto livello e, in particolare, lungo il percorso che conduce alla Serie A. È qui che, secondo molti osservatori, le logiche economiche e gli interessi di parte finiscono talvolta per prevalere sugli aspetti tecnici, sportivi e formativi che dovrebbero essere alla base della crescita del movimento.
In questo contesto, le tre mancate qualificazioni consecutive dell’Italia ai Campionati del Mondo rappresentano una ferita profonda per il calcio nazionale e un segnale che impone una riflessione seria. Nonostante la portata di questi risultati negativi, il sistema non sembra aver prodotto cambiamenti significativi nelle sue strutture e nei suoi vertici.
L’esempio che arriva dal calcio giovanile suggerisce invece una strada diversa: investire sui talenti, valorizzare il lavoro dei dirigenti e degli educatori sportivi e riportare al centro merito, competenza e progettualità. Una lezione che il calcio italiano farebbe bene ad ascoltare, evitando di ripetere gli errori che hanno contribuito alle difficoltà degli ultimi anni.


