di Angelo Nasuto
Il tempo è scaduto, il destino è segnato ed il titolo sportivo del Massafra sarà acquistato altrove: nello specifico dal Real Virtus Grottaglie
Nel calcio a Massafra hanno perso tutti. La notizia, che era nell’aria da tempo, forse paventata da anni, è che il pallone sui campi erbosi smetterà di rotolare per il prossimo futuro nella Tebaide. La SSD Massafra smetterà di esistere. Ma ciò che colpisce è il modo in cui si è arrivati a questo nulla, chiarito recentemente da alcune esternazioni degli esponenti della società SSD Massafra, i quali ne hanno subito e vissuto di cotte e di crude negli ultimi tempi.
Il chiaro riferimento è al Presidente Fernando Rubino e al direttore sportivo Pino Difino, i quali hanno constatato dopo lunghe peregrinazioni e salti mortali, durati anni ed anni, che a Massafra ormai il calcio non si può più fare. Il perché è presto spiegato. Con dichiarazioni espresse ad un emittente radiofonica in una diretta social, i due hanno chiarito che sono mancate le condizioni minime per poter mettere su una società degna di potersi iscrivere al prossimo campionato (non quello di Eccellenza ma di Promozione, dopo la retrocessione avvenuta solo per effetto dei punti di penalizzazione). In primis, si parla di condizioni economiche, visto che nessun imprenditore o comunque nessuna cordata di investitori si è mostrata disponibile a rilevare la società, per proseguire l’esperienza calcistica giallorossa. E qui l’amministrazione comunale ci ha messo del proprio, nel non aver saputo soccorrere per tempo alla situazione economica precaria della società del Presidente Rubino: nessuno è stato disposto a riprendere le redini della gloriosa squadra locale. Il tempo è scaduto, il destino è segnato ed il titolo sportivo del Massafra sarà acquistato altrove: nello specifico dal Real Virtus Grottaglie.
Ma ciò che è mancato è un tessuto sociale integro e rispettoso dei ruoli: oltre all’immobilismo totale massafrese, in questo declino si è spesso manifestato in un misto di becera ignoranza e mancanza di rispetto per i dirigenti della stessa società. A denunciare tutto ciò con profonda delusione sono stati proprio Rubino e Difino, con quest’ultimo spesso preso di mira durante la scorsa stagione dai cori dei tifosi, che definire irrispettosi e ignoranti è un eufemismo. E allora ci chiediamo, e qui non scrive più il giornalista ma l’appassionato di calcio e di massafresità: per quanto ancora questa città dovrà cadere in basso, vittima di una orribile lotta del tutti contro tutti? Per quanto i massafresi continueranno a dividersi e litigare, perdendo il senso della misura e ciò che è stato costruito nella storia? Sembra una corsa senza fine, questa, destinata a farci tornare indietro per secoli, perché certi atteggiamenti da trogloditi ci condannano alla preistoria. Stavamo perdendo anni fa il Carnevale, salvato poi per i capelli, ma sempre alla mercè della cultura dell’egoismo; ora tocca al calcio questo triste destino. E speriamo che il trend non prosegua. Perché, a volte, non c’è mai limite al peggio.


