Resta l’incredibile per una sconfitta difficilmente spiegabile.
La delusione è profonda. Esattamente come una lama che penetra in una delle tante ferite ancora aperte e sanguinanti dei tifosi per i troppi playoff persi negli ultimi due decenni. Resta l’incredulità per una sconfitta che è difficile da spiegare e da raccontarsi anche tra qualche anno. Troppe le occasioni create e anche solari per darsi una spiegazione sul perché qualcosa sia andato storto per l’ennesima volta. Le ragioni potrebbero essere tante, così come poche. Certo in questo caso specifico c’è anche la sfortuna di mezzo, perché per quanto possa sembrare l’alibi dei perdenti, in questo caso è verità. Tanto vera da non crederci. Gli ultimi minuti di Apice erano stati importanti per accedere alla finale grazie al gol di Trombino, questa volta è andata al contrario. Chi di ultimi minuti ferisce, di ultimi minuti perisce. Un bonus giocato in semifinale e che è stato subito pagato in un gioco a somma zero, che ha avuto il Taranto come vittima.
La delusione dei tifosi è incredibile. Delusi loro, delusi tecnico e giocatori del Taranto. Ciro Danucci, labbre serrate le sue, e forza d’animo di chi sa di avere dato tutto per raggiungere un obiettivo sfumato all’ultimo secondo. E le dichiarazioni di fine gara sono un inno misurato ai suoi ragazzi che hanno dato tutto, senza raggiungere e oltrepassare la linea di un traguardo atteso tutto l’anno. Questa sconfitta è entrata di diritto nella storia del Taranto, come anche il cattivo epilogo di fine gara con l’invasione di campo da condannare senza se e senza ma.
Con l’auspicio che la giustizia intervenga per fare il suo corso. Un comportamento che non ha nulla a che vedere con il resto della tifoseria, esemplare e che ha sostenuto la squadra dal primo all’ultimo minuto.
Questo è il momento della (ennesima) riflessione, poi ripartirà la nuova stagione.


