Riceviamo e pubblichiamo la nota di Alfredo Venturini, referente della lista Taranto Mediterranea, e di Maria Vittoria Colapietro, coordinatrice provinciale di Italia Viva
“Da un pò di tempo ci asteniamo dal commentare le gesta di Rinaldo il furioso. Più che temere la sua reazione, ci preoccupa, e avrebbero ragione da vendere, quella di 3453 elettori tarantini che convincemmo a votare per lui.
Lo farebbero ancora? Ce lo siamo chiesti spesso in questi dodici mesi. Non siamo certi che lo faremmo neppure noi. Certamente il nostro fu un slancio di generosità verso una persona che si diceva assediata. Vittima di una congiura, che una notte aveva portato 17 consiglieri a recarsi da un notaio per dimettersi determinando l’interruzione di un percorso amministrativo.
Cogliemmo in quel momento che Taranto poteva reagire positivamente ad una congiura ordita con il metodo dell’inganno e solidarizzare con chi ne era stato vittima. Mai, come in quel momento, Melucci riuscì ad avvantaggiarsi di un feeling con una comunità che lo aveva sempre considerato estraneo.
La promessa che rivolsero lui e Michele Emiliano alla città fu solenne: mai più con quelli che avevano tradito. Mai più con quelli che pur facendo parte della maggioranza avevano firmato. Mai più con quelli che per interessi e ambizioni personali avevano, con cinismo e disinvoltura, fermato le aspettative della città in termini di programmi, finanziamenti e cantieri. Mai più!!!
In politica non si dovrebbe mai dire mai…
Melucci fu confermato al primo turno con una larga maggioranza capace di raccogliere 49mila 726 voti pari al 62,73 per cento attraverso undici liste tra cui Pd, M5s, Verdi, Psi-Pri e civiche…
L’insieme delle liste civiche espressero oltre 22000 voti, mentre i partiti 33000. Tutte le liste civiche superarono sensibilmente i voti dei penta stellati dei verdi e del PSI, realizzando anche a Taranto quel fenomeno che ha caratterizzato ogni recente turno amministrativo: Le liste civiche sono state determinanti.
Tuttavia, spesso, si ha l’impressione di essere utilizzati come le scialuppe per i “naufraghi” della politica. Le navi dei partiti affondano e le scialuppe servono a mettersi in salvo per poi essere abbandonate sugli approdi.
Gli spazi che vengono dati in campagna elettorale sono sempre più ampi, per restringersi il giorno dopo le elezioni. Come dire: siete determinanti per vincere, ma poi le decisioni, il governo, la gestione, torna alla vecchia politica che lo tiene ben saldo, si fa per dire, fra le sue mani. Melucci non ci ha risparmiato questo teatrino con qualche eccesso, in particolare:
- un rapporto sofferto e polemico con i 5 stelle, spesso mediato da Michele Emiliano per suoi interessi elettorali, che più volte sono entrati ed usciti dalla maggioranza per volontà di Melucci senza comprenderne le ragioni.
- La partecipazione attiva al congresso del Pd a sostegno di Bonaccini. Con un ruolo svolto in prima persona che ogni abbecedario della politica gli avrebbe consigliato di astenersi da Sindaco.
- Il richiamo alla Schelein di essersi mostrata distratta rispetto alla transizione e alla de carbonizzazione di Taranto.
- Per ritrovarlo poi a bussare alla porta di Matteo Renzi accompagnato da uno dei protagonisti della congiura dei diciassette che oggi vorrebbe rientrare nella maggioranza a Taranto e in Regione.
“È singolare che quella minoranza, che aveva gettato la città in un pantano con iniziative che non hanno nulla di politico, in verità, abbia votato contro il rendiconto, figlio in gran parte di quella gestione commissariale che proprio essa aveva originato”. Lo ha scritto Rinaldo Melucci commentando il varo della nuova, si fa per dire, giunta. Ancora più singolare è che Rinaldo Melucci voglia avvalersi di qualche esponente di quella minoranza per continuare a navigare a vista.
Dopo circa un mese di crisi le cui ragioni restano ignote ai più, il teatrino si conclude riproponendo lo stesso copione. Segno evidente che si continuano a subire minacce e ricatti come lui stesso li definisce, con il proposito ambizioso di costruire il Partito del Sindaco. Altro errore clamoroso imputabile ad una spropositata arroganza distinta da una evidente miopia.
Ma la cosa più comica è che oggi Melucci voglia approdare ad Italia Viva, ennesima e probabilmente non ultima giravolta di un marinaio che ha perso la bussola.
Ieri gli equipaggi erano tutti invitati perentoriamente ad iscriversi al Pd. Oggi gli stessi equipaggi altrettanto perentoriamente vengono arruolati in Italia Viva, rivendicando un riformismo parolaio che si indossa come una nuova cravatta sempre sulla stessa camicia logora. Senza considerare un particolare attivismo speso ad accorpare e dividere i gruppi in funzione delle aspettative generate irresponsabilmente in campagna elettorale. Un attivismo del quale lui stesso ha perso il controllo. Tant’è che sul sito del Comune alla voce Gruppi consiliari, gli stessi non esistono più. Non c’e più traccia per chi volesse avventurarsi alla ricerca della temporanea collocazione di qualche consigliere. Qualche sprovveduto mentecatto lo abbiamo espresso anche noi. Ha pensato bene di trarne vantaggio rivendicando un posto al sole che Melucci ha garantito per qualche mese riportandolo repentinamente in ombra, premiandolo per un spiccato servilismo.
Come se non bastasse in questa interminabile stagione delle svendite l’unico consigliere di Taranto Mediterranea, su ispirazione del comandante Melucci ha concorso a formare un nuovo raggruppamento dei riformisti, termine ormai inflazionato da girovaghi instabili, per poi ritornare a chiamarsi Taranto Mediterranea. Uno spiccato opportunismo espresso dal sodalizio Michele Patano, Alfredo Spalluto, e Salvatore Micelli che oggi riesce a ritagliarsi uno spazietto di sopravvivenza annunciando anch’esso l’adesione ad Italia Viva, così come in precedenza lo aveva assicurato al Pd assecondando ogni prurito del comandante.
Ieri si accusava, chi liberamente aderiva ad Italia Viva, di essere destabilizzante rispetto all’intesa Emiliano Melucci, oggi il rapporto difficile con Bari e forse insoddisfacente rispetto alle ambizioni personali lo portano a bussare alla porta di Matteo Renzi. Quanto tutto questo abbia a che vedere con gli interessi della città e dei Tarantini è davvero difficile da comprendere, quanto le ambizioni spropositate di chi forse non sa che Taranto non è nelle condizioni di esprimere nell’ambito del collegio meridionale delle prossime europee una candidatura vincente per rapporti di forza elettorali. Qualche anima buona per carità glielo spiegasse”.


