Il Tribunale di Taranto ha ordinato il risarcimento per i familiari del lavoratore deceduto per mesotelioma
Il Tribunale di Taranto ha emesso una sentenza storica, condannando l’Inaila riconoscere la malattia professionale di Pasquale Laperchia, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico contratto durante il suo impiego presso le Ferrovie dello Stato. La condanna apre la strada al risarcimento per i familiari della vittima.
Laperchia, originario di Taranto, lavorò per 35 anni come operaio manutentore presso le Ferrovie, esponendosi quotidianamente all’amianto senza adeguate protezioni. La sua diagnosi di mesotelioma pleurico arrivò nel 2019, e nonostante la richiesta di riconoscimento della malattia professionale, l’Inail respinse la domanda. Il legale della famiglia, avv. Ezio Bonanni, presentò ricorso e produsse prove dell’esposizione all’amianto, ottenendo finalmente la condanna dell’Inail.
Bonanni ha già spiccato l’atto di messa in mora per un importo di 500mila euro per il danno subito dall’uomo e di circa 400mila euro per ognuno dei due figli orfani, Dario e Igor, e per il nipote orfano adottato dallo zio.
“Questo caso rappresenta un ennesimo evento luttuoso inaccettabile che ha distrutto una famiglia, provocato dall’uso dell’amianto delle Ferrovie,” dichiara Bonanni. “Le Ferrovie non solo hanno ritardato le bonifiche, ma hanno impiegato i propri dipendenti in attività manutentive con l’amianto, causando centinaia di decessi.”
Secondo il VII rapporto ReNaM, sono stati censiti 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti FS fino al 2018, che costituiscono solo la punta dell’iceberg di una stima che comprende circa mille casi di decessi solo per il mesotelioma, con un indice di mortalità del 93%. Il numero di decessi complessivo per malattie asbesto correlate nelle Ferrovie in Italia supera i 4.000 casi.



