di Vittorio Galigani
Oggi si truffano i presidenti, “sprovveduti”, raggirandoli con la vendita di Crediti d’Imposta milionari ed inesistenti. Nella rete dopo il Taranto, la Turris e negli anni passati il Siena, sono caduti proprietari e collaboratori di Brescia (in serie B) e Trapani (in Lega Pro girone C)
Quelli della mia generazione abbiamo tutti avuto il piacere di assistere, divertiti, al film “Totòtruffa62”. Quello con la scena iconica in cui gli immensi Totò e Nino Taranto, nei panni di Antonio e Camillo, vendevano la fontana di Trevi, per dieci milioni di lire, truffando un italoamericano, che rientrava in Italia.
I personaggi Antonio e Camillo, nella storia di allora, raccontata nel nastro di celluloide, vivevano di espedienti, truffando i malcapitati che capitavano sotto le loro “grinfie”. Il paragone è forte, ma fotografa nitidamente quanto sta accadendo, ai giorni nostri, nel mondo del calcio.
Oggi si truffano i presidenti, “sprovveduti”, raggirandoli con la vendita di Crediti d’Imposta milionari ed inesistenti. Nella rete dopo il Taranto, la Turris e negli anni passati il Siena, sono caduti proprietari e collaboratori di Brescia (in serie B) e Trapani (in Lega Pro girone C).
I deferimenti sono stati notificati. Il Club lombardo è già con più di un piede in serie C, quello siciliano verrà penalizzato. Ove il presidente del Brescia non riuscisse, nei termini stabiliti dalle norme federali, a rateizzare il debito che ha nei confronti dello Stato rischia addirittura di dover ripartire dal campionato di eccellenza regionale. Un’ipotesi, estrema, che deve essere scongiurata.
Massimo Cellino, come Valerio Antonini, hanno il diritto, sacrosanto, di difendere le loro Società. Parlano di truffa, lamentano del raggiro ricevuto, gridano la loro innocenza, vogliono adire le vie legali. Dal punto di vista giuridico potranno dimostrare innocenza ed avere soddisfazione. Da quello sportivo saranno puniti senza scampo.
Meraviglia però come due imprenditori, del loro spessore, siano potuti incappare in quei tranelli sfacciatamente “spudorati”. Crediti d’imposta, milionari (2,4 per il Brescia – 700 mila per il Trapani), mai prodotti (causa lavori mai eseguiti) da una società costituita soltanto nell’ottobre del 2024 e con un Capitale Sociale, al minimo, di sole 25 mila euro. Al proposito parlano le visure Camerali. “Crediti” risultati inesistenti al controllo dell’Agenzia delle Entrate.
Totò e Peppino di quel film del ‘62, se messi a confronto con i “protagonisti” della truffa lamentata, nel presente, da Cellino e Antonini, avrebbero fatto la figura dei “peracottari”. Perdonino però i due presidenti, che si dichiarano “raggirati”, ma anche loro non è che ci abbiano fatto una bella figura in quel tentativo di risparmiare il 25% del loro debito nei confronti dello Stato.
Sulla vicenda si è alzato un “polverone” incredibile. Difficile che il Brescia arrivi a patteggiare la pena. Lo scossone sul fondo classifica della serie B è inevitabile. La penalizzazione delle “rondinelle” salverebbe il Frosinone. Salernitana e Sampdoria dovrebbero poi giocarsi la permanenza in categoria ai play out, che si potrebbero giocare a giugno inoltrato.
Il coinvolgimento della Sampdoria, che il campo ha dato per retrocessa in serie C, alimenta ancor più la polemica. Perché i blucerchiati nel 2023 erano ricorsi alla ristrutturazione del debito, il primo caso in Italia per una società di calcio. Il piano, accettato dalle Autorità competenti, prevedeva il ritorno del club genovese, nella massima serie, dopo un solo anno di permanenza tra i cadetti. Il fatto che, risultati alla mano, la Sampdoria ha fallito gli obbiettivi e sia addirittura retrocessa in terza serie, ha mosso la categoria dei “malpensanti” che, in considerazione di quanto sopra, stanno facendo pollice verso nei confronti della società ligure.
A livello mediatico sono immediatamente volati gli stracci, nell’inutile tentativo, di taluni, di “scovare” tra le responsabilità di quanto sta accadendo, il coinvolgimento della Federcalcio.
La verità e un’altra. E’ evidente che il sistema è in crisi e sta scivolando verso il basso. La scarsa disponibilità della provvista è divenuta consuetudine. Sempre più Società accusano carenze di natura finanziaria. Le norme sono sempre più stringenti e diventa sempre più difficile rispettarle. Al punto che ci si “butta” in scappatoie inusuali, pericolose e spesso sconcertanti. Senza approfondire e sincerarsi sulle conseguenze che ne derivano. Ignorando altresì la collaborazione tra Covisoc ed Agenzia delle Entrate sulla verifica della regolarità fiscale dei club e la prevenzione di eventuali frodi, a tutela del sistema professionistico. Dimenticando che il calcio è una cosa seria!


